L’ansia da prestazione nei tornei di scacchi colpisce anche chi studia tanto e gioca bene. Arriva con segnali chiari: mani sudate, mente che si svuota, fretta di muovere, paura di sbagliare una mossa semplice.
La buona notizia è che non devi “spegnere” ogni emozione per giocare meglio. Ti servono pochi strumenti pratici, da usare prima e durante la partita, con un obiettivo preciso: fare bene il processo, non inseguire ossessivamente il risultato.
Perché l’ansia aumenta proprio in torneo
In allenamento molti giocatori ragionano con calma. In torneo, invece, la stessa posizione sembra più pesante. Succede perché entra in gioco la pressione del punteggio, dell’orologio, della classifica e dello sguardo altrui. Non é debolezza, é una risposta normale del corpo quando percepisce una situazione importante.
Uno studio del 2018 di Fuentes e colleghi, condotto su 20 giovani scacchisti, ha mostrato quanto la tensione prima e durante la partita possa influire sulle risposte psicofisiche e sulla qualità del pensiero. In pratica, mente e corpo si alzano di giri insieme. Il battito accelera, il respiro si accorcia, la muscolatura si irrigidisce. A quel punto calcolare bene diventa più difficile.
Il mental training nasce proprio qui. Non é solo tecnica per rendere di più. E’ anche conoscenza di sé, equilibrio e cura del proprio stato mentale e fisico. Per questo un buon allenamento mentale per scacchisti non riguarda soltanto le aperture o il calcolo, ma anche la gestione della tensione.

La paura di sbagliare una mossa semplice
La paura dell’errore crea due effetti opposti, e entrambi fanno danni. Da una parte rallenta troppo. Controlli la stessa linea tre volte, dubiti di ogni idea e consumi minuti preziosi. Dall’altra parte accelera. Ti senti sotto pressione e giochi la prima mossa “accettabile”, senza un ultimo controllo.
Il punto non é eliminare ogni errore, perché negli scacchi é impossibile. Il punto é reagire bene quando l’errore arriva. Se entri in partita convinto che una svista rovini tutto, il cervello si blocca. Se accetti che qualche imprecisione fa parte del gioco, recuperi energia mentale per la mossa successiva.
Il peso del risultato e dello sguardo degli altri
Anche il contesto conta. Arbitri, sala di gioco, amici che seguono il torneo, rating, classifica provvisoria, tutto aggiunge carico. A volte non temi l’avversario in sé, temi il giudizio che potrebbe arrivare dopo la partita. Molti giocatori lo sentono, anche se non lo dicono.
Riconoscere questa pressione e’ il primo passo. Se la neghi, ti comanda lei. Se la noti, puoi trattarla per quello che é : una tensione normale che va gestita. Un approfondimento utile sul tema é gestire la pressione nei tornei di scacchi, soprattutto se tendi a caricare ogni partita di significati troppo grandi.








