
federazioni scacchistiche nazionali


La sala del torneo sembra sempre la stessa. Sedie allineate, luce un po’ fredda, bottigliette d’acqua sul pavimento. Poi il silenzio, quel silenzio pieno, dove si sente solo il ticchettio dell’orologio e il fruscio di un foglio.
Due persone si siedono, sistemano i pezzi, si guardano un secondo. Una stretta di mano, spesso rapida, a volte timida. In quel gesto c’è già mezza partita, perché negli scacchi non conta solo fare la mossa giusta. Conta anche come ti comporti mentre la cerchi.
In questo post ci sono tre pilastri semplici: lealtà, regolamento arbitrale, fair-play. Non come parole da cerimonia, ma come strumenti pratici, utili in torneo dal vivo e online, quando la posizione si complica e anche il carattere rischia di farlo.

La lealtà negli scacchi non è un’idea astratta. È una scelta concreta, fatta in piccoli momenti, spesso invisibili. È il modo in cui tratti l’avversario, il torneo e te stesso quando sei stanco, arrabbiato, o convinto che “tanto non se ne accorge nessuno”.
In un circolo scacchistico ci si rivede. Si incrociano gli stessi volti, si commentano le stesse partite, si ride delle stesse tragedie da tempo. La lealtà costruisce fiducia, e la fiducia diventa reputazione. Puoi perdere una partita e guadagnare rispetto, oppure vincere e lasciare un retrogusto pessimo.
Il rispetto non è essere amici. È riconoscere che l’altro ha diritto alla stessa serenità che vuoi tu. Le buone maniere negli scacchi sono come la cornice di un quadro: non fanno l’arte, ma senza cornice tutto sembra più fragile.
Prima della partita:
Durante la partita:
Dopo la partita:
Frasi modello che funzionano quasi sempre:
Sono frasi brevi, pulite. Non servono discorsi.
C’è una lealtà più difficile, quella con sé stessi. È quella che ti ferma quando stai per fare una cosa che, in fondo, sai già che non ti piacerà ricordare.
Non barare è ovvio, ma la zona grigia esiste. È il pensiero della “compensazione”, il desiderio di “pareggiare i conti” nella partita dopo, perché ti hanno appena fatto arrabbiare. È il tilt che prende in giro, dicendo: “Dai, tanto oggi va così”.
Segnali di rischio (quando stai per uscire di strada):
Cosa fare, in modo pratico:
La lealtà non ti garantisce punti. Ti garantisce che, qualunque sia il risultato, non ti vergognerai del tuo modo di stare al tavolo.
Molti vedono il regolamento come un muro: “se sbagli, ti puniscono”. In realtà è una rete. Serve a evitare che la partita si trasformi in una discussione infinita, dove vince chi parla più forte.
Le regole valgono per tutti, dal ragazzino al maestro. E l’arbitro, quando lavora bene, non è un nemico. È una figura di supporto, qualcuno che mette ordine quando la situazione diventa confusa.
Se vuoi un riferimento affidabile sul lato organizzativo e disciplinare in Italia, la Commissione Arbitrale Federale della Federazione Scacchistica Italiana pubblica comunicazioni e materiali utili: CAF FSI.
In torneo, gli incidenti succedono. Un pezzo cade. L’orologio è impostato male. Qualcuno fa una mossa illegale e non se ne accorge. La cosa importante è non trasformare l’episodio in un duello personale.
Procedura semplice (funziona quasi sempre):
Esempi tipici:
Il punto non è vincere la discussione. È ripristinare una situazione chiara e comune.
Ci sono errori che nascono da abitudine, non da malizia. Ma il regolamento non può leggere la tua testa, può solo osservare i fatti.
Ecco i più comuni, con la logica dietro:
Le sanzioni, in genere, seguono una scala: richiamo, aggiustamenti di tempo, fino alla partita persa nei casi gravi. Non è dramma, è ordine.
Per chi gioca spesso rapid e blitz, può essere utile leggere un documento di riferimento sul contesto rating e regole di gara, come questo materiale pubblicato su arbitriscacchi.com: Regolamento Rating Rapid e Blitz FIDE (PDF).
Il fair-play è lo stile con cui applichi le regole, anche quando potresti “fare il furbo”. Cambia la forma, perché una sala torneo non è una piattaforma online. Ma la sostanza resta: rendere la partita un confronto onesto.
Online, la tentazione di barare è più alta, perché l’avversario è lontano. Ma le conseguenze sono reali: ban, partite annullate, fiducia persa, inviti che non arrivano più. E oggi le misure anti-cheating sono sempre più strutturate, anche a livello di eventi ufficiali. Un esempio di aggiornamento sul tema è questo approfondimento: In vigore una nuova regola anti-cheating.
In sala, il fair-play è fatto di gesti piccoli. Non è solo “non barare”. È non creare un clima ostile.
Comportamenti di buon senso che salvano la giornata:
C’è anche il tema dello spazio. Non appoggiare oggetti vicino alla scacchiera dell’altro. Non invadere il bordo del tavolo con giacca, zaino, telefono. Ogni invasione è una micro-aggressione, anche senza volerlo.
Online il fair-play si vede in tre aree: strumenti, comunicazione, gestione dei problemi tecnici.
Regole semplici (e non negoziabili):
Consigli pratici, che evitano sospetti e litigi:
Il fair-play online è anche autocontrollo verbale. Scrivere “sei un cheater” ti fa sentire meglio per due secondi, poi lascia una macchia lunga.
La tensione negli scacchi è strana. Non urli, non corri, eppure ti batte il cuore. A volte basta una svista per accendere tutto, come un fiammifero in una stanza secca.
Ecco alcune micro-scene tipiche, con azioni e frasi pronte, utili quando la mente è calda.
Offrire patta è normale. Farlo bene evita fastidi.
Buone pratiche:
Anche l’abbandono ha il suo stile. Puoi lasciare la partita senza scenate. Un gesto semplice, come rovesciare il re (se è usanza), o dire “Abbandono”, basta.
Poi c’è la stretta di mano, quando prevista dal torneo. Se l’altro non la vuole o resta rigido, non forzare. Un cenno e un “grazie” chiudono comunque in modo dignitoso.
Piccole frasi che tengono basso il volume emotivo:
Questa è la parte più delicata. Perché quando pensi che l’altro stia barando, la rabbia sembra “giusta”. E proprio per questo può farti fare la figura peggiore.
Regola pratica: niente accuse pubbliche, niente urla, niente insulti. Non al tavolo, non nel corridoio, non online.
Se sei in torneo:
Se sei online:
Promemoria secco, da tenere in tasca: anche se hai ragione, il modo in cui parli conta quanto la posizione sulla scacchiera. La dignità non si recupera con un punto in classifica.
Torniamo alla sala del torneo. Il ticchettio continua, qualcuno muove un cavallo, un altro prende appunti fuori dalla sala. E al centro resta quella promessa semplice tra due persone: ci sediamo qui e ci rispettiamo, qualunque cosa succeda.
Lealtà è una scelta personale, il regolamento è una rete di sicurezza, il fair-play è il tuo stile, dentro e fuori dalla scacchiera. Se li tieni insieme, non giochi solo partite migliori, giochi anche giornate migliori.
Mini checklist da ricordare prima di ogni partita:
Racconta nei commenti un episodio di correttezza che hai visto in torneo o online. Una scena piccola può insegnare più di cento video di apertura, e ricorda perché vale la pena giocare con fair-play.

Le Nazioni Unite riconoscono che lo sport, le arti e l’attività fisica hanno il potere di cambiare percezioni, pregiudizi e comportamenti, nonché di ispirare le persone, abbattere le barriere razziali e politiche, combattere la discriminazione e disinnescare i conflitti e pertanto contribuire a promuovere l’istruzione, lo sviluppo sostenibile, la pace, la cooperazione, la solidarietà, l’inclusione sociale e la salute a livello locale, regionale e internazionale.
Gli scacchi sono uno dei giochi più antichi, intellettuali e culturali, che combina sport, pensiero scientifico ed elementi artistici. Essendo un’attività accessibile e inclusiva, possono essere praticati ovunque e praticati da tutti, senza distinzioni di lingua, età, genere, abilità fisica o status sociale.
Gli scacchi sono un gioco globale che promuove l’equità, l’inclusione e il rispetto reciproco e, a questo proposito, può contribuire a creare un clima di tolleranza e comprensione tra i popoli e le nazioni.
Gli scacchi offrono inoltre importanti opportunità nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile , tra cui il rafforzamento dell’istruzione, la realizzazione della parità di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze, nonché la promozione dell’inclusione, della tolleranza, della comprensione reciproca e del rispetto.
Gli scacchi sono un gioco da tavolo strategico per due giocatori in cui l’obiettivo è muovere diversi tipi di pezzi, ognuno con un set prestabilito di mosse possibili, su una scacchiera quadrata, cercando di catturare il pezzo “re” avversario. Oggi esistono oltre 2.000 varianti identificabili del gioco. Una teoria è che un antico gioco simile agli scacchi, chiamato Chaturanga, abbia avuto origine nel subcontinente indiano settentrionale durante il periodo Gupta (~ 319-543 d.C.) e si sia diffuso lungo le Vie della Seta a ovest, fino alla Persia.
Mentre si ritiene che il termine scacchi moderno derivi da Chaturanga, che significa "quattro divisioni", riferendosi sia alla divisione dei pezzi in fanteria, cavalleria, elefante e carri (pezzi che nel gioco moderno sono diventati pedone, cavallo, alfiere e torre), sia al fatto che il gioco fosse giocato da quattro giocatori. Chatrang, e successivamente Shatranj, era il nome dato al gioco quando arrivò nella Persia sasanide intorno al 600 d.C. Il primo riferimento al gioco proviene da un manoscritto persiano del 600 d.C. circa, che descrive un ambasciatore del subcontinente indiano in visita al re Cosroe I (531-579 d.C.) e che gli offrì il gioco in dono. Da lì si diffuse lungo il fiume Silk ad altre regioni, tra cui la Penisola Arabica e Bisanzio.
Nel 900 d.C., i maestri di scacchi abbasidi al-Suli e al-Lajlaj composero opere sulle tecniche e la strategia del gioco, e già nel 1000 d.C. gli scacchi erano popolari in tutta Europa e in Russia, dove furono introdotti dalla steppa eurasiatica. I manoscritti di Alfonso, noti anche come Libro de los Juegos (Libro dei Giochi), una raccolta medievale di testi su tre diversi tipi di giochi popolari del XIII secolo d.C., descrivono il gioco degli scacchi come molto simile allo Shatranj persiano per regole e modalità di gioco.
Il 12 dicembre 2019, l'Assemblea generale ha proclamato il 20 luglio Giornata mondiale degli scacchi per celebrare la data di fondazione della Federazione scacchistica internazionale (FIDE) a Parigi nel 1924.
Su iniziativa della FIDE, il 20 luglio è la Giornata internazionale degli scacchi celebrata dagli scacchisti di tutto il mondo fin dal 1966.
La designazione della Giornata mondiale degli scacchi da parte delle Nazioni Unite non solo riconoscerà l'importante ruolo della FIDE nel sostenere la cooperazione internazionale per l'attività scacchistica e mirare a migliorare l'armonia amichevole tra tutti i popoli del mondo, ma fornirà anche un'importante piattaforma per promuovere il dialogo, la solidarietà e una cultura di pace.
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