RISULTATI TURNO 1

RISULTATI TURNO 2

RISULTATI TURNO 3

RISULTATI TURNO 4

RISULTATI TURNO 5

REPORT DI ASD LA TORRE DOPO 5 TURNI

CLASSIFICA FINALE

Federazione Scacchistica Italiana







La palestra odora di caffè delle macchinette e di legno consumato.
È domenica mattina, in un paese di provincia, e un torneo provinciale sta per iniziare. Una trentina di tavoli, qualche bambino con la maglietta del proprio circolo, molti adulti con l’orologio in mano, l’arbitro che sistema gli ultimi abbinamenti.
In questa scena semplice c’è già una domanda che aleggia nell’aria: che futuro avrà il movimento scacchistico italiano nei prossimi dieci anni?
Quello che succede in quella palestra riguarda tutti, non solo i campioni in nazionale. Riguarda le scuole che propongono corsi, i circoli che aprono la sera, i tornei del weekend, le partite online da smartphone, i video su YouTube, i post sui social. È un ecosistema intero, fatto di persone, tempo, passione e, quando va bene, un po’ di sostegno economico.
In queste righe guarderemo dove siamo oggi, come stanno crescendo i giovani, che ruolo hanno scuole e circoli, come il digitale può aiutare, cosa servirebbe da istituzioni e sponsor. E, alla fine, che piccola mossa concreta può fare ciascuno di noi, anche chi gioca solo ogni tanto online.
Gli scacchi in Italia non sono più solo il signore al bar con il giornale sotto il braccio. Negli ultimi anni i numeri dei tesserati FSI sono cresciuti, spinti dal boom online e dalla nuova visibilità mediatica.
Sul sito ufficiale della Federazione, nella sezione dedicata ai tesserati FSI, si vede una crescita costante rispetto al periodo pre-pandemia. Un articolo di AGI parla di un vero e proprio boom di tesseramenti con oltre 17 mila iscritti già a metà 2023.
Non sono cifre da sport di massa, ma raccontano un movimento vivo, che prova ad allargarsi.
In Italia si stimano alcune centinaia di circoli attivi, con una concentrazione più alta al Nord e nelle grandi città del Centro, e una presenza più a macchia di leopardo al Sud e nelle isole. Ci sono province con più circoli e tornei ogni mese, e aree dove il giocatore interessato deve farsi decine di chilometri per trovare una scacchiera “seria”.
Il circolo, però, resta il cuore del gioco dal vivo. Non è solo il luogo dei tornei ufficiali. È anche:
Accanto ai tesserati, esiste un popolo nascosto di giocatori “fuori sistema”. Chi gioca online su piattaforme come Chess.com o Lichess, chi gioca al bar, in oratorio, in biblioteca. Molti non sanno nemmeno che esiste la tessera FSI, il calendario ufficiale dei tornei, gli Elo nazionali consultabili su portali come Torneionline.
Il futuro del movimento dipende anche dalla capacità di portarli dentro, almeno un po’, senza trasformare tutto in agonismo spinto.
Sulla carta l’organizzazione è chiara: la Federazione Scacchistica Italiana, con sede a Milano, coordina l’attività nazionale, cura regolamenti, campionati italiani, rapporti con FIDE e CONI. Il quadro completo è sul sito della Federazione Scacchistica Italiana.
Sotto di lei ci sono i comitati regionali, come il Comitato Regionale Lazio, che gestiscono:
Alla base ci sono i circoli, spesso associazioni sportive dilettantistiche, che organizzano materialmente anni interi di attività: tornei weekend, rapid, blitz, corsi per principianti, serate di analisi.
Il punto chiave per il futuro è la collaborazione tra questi tre livelli. Se la Federazione scrive buoni regolamenti ma i circoli restano soli, il movimento si ferma. Se i circoli sono attivi ma i comitati non li mettono in rete, ogni provincia viaggia per conto suo. L’Italia scacchistica cresce quando queste tre “gambe” lavorano nella stessa direzione.
Netflix, piattaforme online, streamer su Twitch, canali YouTube in italiano: è qui che molti hanno riscoperto gli scacchi. Migliaia di persone hanno imparato il movimento dei pezzi guardando una live con commento informale, più simile a una chiacchierata tra amici che a una lezione frontale.
Creatori di contenuti italiani, con stili diversi, stanno facendo un lavoro importante:
Il problema è che spesso si crea un fossato tra chi gioca solo online e il mondo dei circoli. Il nickname con rating rapid non si traduce automaticamente in tessera, torneo, serata di circolo. Qui c’è un’enorme possibilità: trasformare il clic in presenza fisica, il like in stretta di mano prima della partita.
Il cuore del futuro sta nei bambini e nei ragazzi. Senza di loro, il movimento invecchia, i circoli diventano sempre più grigi, i tornei sempre più silenziosi.
Per cambiare rotta servono tre linee di lavoro chiare:
Immagina la vita di una famiglia italiana media. I genitori lavorano, i figli hanno già calcio, danza, inglese. Se gli scacchi entrano come proposta chiara, semplice, con orari compatibili e costi onesti, possono diventare una scelta concreta, non un passatempo strano per pochi.
Gli scacchi in classe non servono solo a “fare campioni”. Servono a:
Diversi studi internazionali collegano il gioco degli scacchi allo sviluppo del pensiero logico e della capacità di pianificare. Non serve diventare tecnici per capirlo: basta guardare un bambino di 8 anni che, dopo un corso di qualche mese, dice “questa mossa sembra forte ma tra tre mosse perdo la regina, meglio un’altra”.
Un programma ideale potrebbe prevedere:
Non è solo una questione di Elo. È educazione civica su una scacchiera.
Immagina una città di medie dimensioni. Alcune scuole primarie decidono di attivare un progetto comune. Il Comune concede una piccola sala per il “torneo cittadino delle scuole”, il circolo locale mette a disposizione istruttori e materiale, i genitori aiutano con le merende e i trasporti.
Dopo tre anni:
In un’altra zona, una regione crea un circuito giovanile scolastico. Ogni provincia organizza tappe locali, con finali regionali. Per i ragazzi è un po’ come un campionato studentesco: si viaggia in pullman, si partecipa in squadra, si fa il tifo.
Cosa hanno in comune questi progetti “tipo”?
Chi vuole iniziare può partire in piccolo: una sola classe, un solo pomeriggio a settimana, un solo torneo di fine anno. L’importante è che qualcuno tenga il filo da un anno all’altro.
Un circolo che vuole crescere coi giovani non può limitarsi al “venite al torneo domenica”. Deve apparire, agli occhi dei genitori, come un ambiente accogliente, chiaro, sano.
Qualche idea concreta:
Il passaggio da “bambino che gioca per divertimento” a “giovane agonista” è delicato. Serve:
Il vero talento non è solo quello di chi vince tutto a 10 anni, ma anche di chi impara a studiare, a migliorare passo passo, senza bruciarsi.
Essere forti a scacchi non basta per insegnare bene. Un bravo istruttore:
La FSI organizza corsi per istruttori, ma nei prossimi anni servirà un salto di qualità, soprattutto sui temi educativi. Alcune idee:
Un buon istruttore non cresce in un weekend. Cresce in anni di pratica, confronto, errori e correzioni, esattamente come un buon giocatore.
Gli smartphone sono ormai il primo luogo in cui molti incontrano gli scacchi. Un video breve su Instagram, un puzzle risolto in metro, una lezione seguita sul tablet.
La tecnologia può essere una grande alleata, se mantenendo al centro la persona. Il digitale non deve sostituire il circolo, deve portare più gente verso il tavolo vero.
Un circolo intelligente usa l’online come ponte. Alcune idee semplici:
L’obiettivo è trasformare il nickname in persona in carne e ossa. Chi entra in un circolo per la “cena sociale” o per la finale di un torneo online proiettata in sala, spesso poi torna anche solo per una serata di gioco libero.
Oggi quasi tutti usano motori di analisi, database, piattaforme di allenamento. Il rischio è farsi “corrigere” dalla macchina senza capire nulla.
Un uso sano dell’AI passa da poche regole chiare:
Per i ragazzi, l’AI può diventare un amico severo ma utile, se guidata da un istruttore. Per gli adulti con poco tempo, può aiutare a concentrarsi sulle proprie debolezze reali, invece di perdersi in teorie infinite.
Gli allenatori possono raccogliere le partite dei propri allievi su un’unica piattaforma, segnare i temi di errore e costruire lezioni su misura. Qui la tecnologia diventa davvero una lente di ingrandimento sul gioco, non una stampella che sostituisce il pensiero.
Gli scacchi crescono quando vengono raccontati bene. Non con frasi enfatiche, ma con storie vere.
Cosa si potrebbe raccontare?
Formati possibili:
Servono volti riconoscibili, in grado di parlare in italiano ai giovani, di spiegare senza giudicare, di rendere gli scacchi qualcosa di vivo e non solo di “corretto”.
Per passare da passione di nicchia ad attività riconosciuta e sostenuta servono soldi, alleanze, visione culturale.
Non si parla di stipendi milionari. Si parla di affitti di sedi, rimborsi per istruttori, premi tornei sostenibili, scacchiere decenti per le scuole.
Un circolo può cercare fondi in molti modi:
Un progetto di scacchi giovanili o sociali, se raccontato bene, può convincere un assessore allo sport o ai servizi sociali, o il direttore di una piccola azienda. Basta presentare:
Il crowdfunding può aiutare per singoli eventi, come la trasferta di una squadra giovanile. Quote associative chiare, bilanci pubblici e una gestione pulita costruiscono fiducia e rendono più facile chiedere sostegno.
Gli scacchi in Italia sono riconosciuti come disciplina sportiva dal CONI. Questo permette alle associazioni scacchistiche di accedere a tutele e possibilità simili ad altri sport.

Ma gli scacchi sono anche un forte servizio sociale:
Presentarsi a un Comune come realtà che unisce sport, cultura e inclusione apre porte che, come “semplice circolo”, resterebbero chiuse. Il futuro del movimento passa anche da qui: saper parlare il linguaggio delle istituzioni senza perdere la propria identità.
Un movimento chiuso su se stesso si indebolisce. Un movimento che si apre si rafforza.
Gli scacchi possono fare molto per:
Attività possibili:
Un movimento più vario è anche più creativo, più ricco di storie e di energie. E ha molte più possibilità di sopravvivere e crescere.
Torniamo in quella palestra di provincia. Oggi ci sono tavoli un po’ scompagnati, qualche giovane, molti adulti. Immaginiamola tra dieci anni: più ragazzi, più famiglie, più donne, più appassionati arrivati dall’online al vivo.
Il futuro del movimento scacchistico italiano passa da poche leve chiare: scuole che aprono alla scacchiera, circoli vivi e accoglienti, tecnologia usata per unire e non per separare, sostegno economico pulito, attenzione al valore sociale del gioco.
Cosa puoi fare tu, nel tuo piccolo? Puoi proporre un corso nella scuola di tuo figlio, portare un amico in circolo, offrire il tuo tempo come volontario, parlare di scacchi al tuo Comune, sostenere un progetto locale.
Ogni partita nasce da una prima mossa. Lo stesso vale per il futuro degli scacchi in Italia: la prossima mossa spetta a noi.
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