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Libri di scacchi da leggere assolutamente per migliorare davvero

Hai presente quella scena: scacchiera pronta, partita finita da poco, e la sensazione netta di aver perso senza capire bene dove? Apri YouTube, guardi tre video, poi altri cinque. Ti restano in testa due trucchi, ma la settimana dopo fai lo stesso errore.

I libri giusti fanno l’opposto del caos. Mettono ordine, ti fanno vedere esempi completi, ti insegnano un metodo. Non solo “la mossa”, ma il perché. E soprattutto ti danno un percorso: ripeti i temi, riconosci i pattern, costruisci abitudini sane. Un libro ben scelto è come una mappa piegata bene in tasca, non ti porta ovunque, ma ti evita di girare in tondo.

Qui trovi una selezione di libri di scacchi da leggere assolutamente, divisi per bisogno (tattica, strategia, finali, pensiero pratico), con consigli concreti per usarli senza perderti e senza comprarne dieci inutili.

Come scegliere i libri di scacchi giusti per il tuo livello (senza comprarne dieci inutili)

Prima regola: non scegliere un libro perché “ce l’hanno tutti”. Sceglilo perché risolve un problema che riconosci nelle tue partite. Un errore tipico? Vedere tardi un doppio attacco. Un altro? Arrivare in finale e non sapere cosa fare. I libri funzionano quando rispondono a un bisogno chiaro.

Un criterio semplice per livello (senza farsi ossessionare dall’Elo):

  • Principiante (fino a circa 1200): libri con esempi spiegati a parole, tante posizioni guidate, poco “calcolo secco”. Qui servono tattica di base, principi di sviluppo, finali elementari.
  • Intermedio (circa 1200-1800): libri che uniscono idee e esercizi. Ti servono piani di medio gioco, struttura pedonale, finali di pedoni e torri, più disciplina nel calcolo.
  • Avanzato (oltre 1800): libri più densi, con varianti più lunghe e precisione alta. Qui conta rifinire: finali tecnici, decisioni pratiche, profilassi, comprensione dei cambi.

Scegli anche per obiettivo, non per moda: tattica (ridurre blunder), posizionamento (piani e manovre), finali (convertire vantaggi), aperture (solo se perdi già in uscita, altrimenti dopo).

Mini-routine che regge nel tempo: 30-45 minuti, 4 giorni a settimana. Tieni un quaderno o un file con una pagina per tema: “errori ricorrenti”, “piani tipici”, “finali chiave”. Se ogni settimana scrivi 5 righe vere, dopo due mesi hai un manuale su misura.

Segnali che un libro ti farà davvero migliorare

Un buon libro non ti fa sentire intelligente, ti fa diventare più stabile in partita. Cerca questi segnali:

  • Esempi completi con spiegazioni in parole, non solo mosse.
  • Esercizi graduati (facili, medi, difficili) sullo stesso tema.
  • Capitoli brevi che puoi chiudere in una sessione.
  • Riepiloghi o frasi chiave a fine capitolo.
  • Partite modello commentate con piani chiari.
  • Temi ripetuti (la ripetizione è il vero allenatore).
  • Test finali o sezioni “metti in pratica”.

Due campanelli d’allarme:

  • Troppe varianti secche senza spiegazione, ti bruciano energie.
  • Commenti fatti quasi solo di simboli, con poca lingua, poca idea.
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Come studiare un libro di scacchi in modo attivo, non passivo

Studiare passivo è leggere e pensare “sì, chiaro”. Studiare attivo è fermarsi prima della soluzione, come in torneo.

Metodo semplice:

  1. Scacchiera alla mano (fisica o digitale, ma muovi i pezzi).
  2. Davanti a una posizione, stop: scrivi una mossa candidata e il motivo.
  3. Calcola 2-3 risposte avversarie, poi confronta con l’autore.
  4. Segna l’errore con una frase breve: “ho ignorato la minaccia su e-file”.

Rivedi gli errori dopo 48 ore e poi dopo 7 giorni. È noioso, ma funziona. Regola finale: meglio finire 1 libro e rifarlo, che iniziarne 5 e lasciarli a metà.

Libri di scacchi da leggere assolutamente, scelti per risultati rapidi e basi solide

Sotto trovi una selezione ragionata. Non è una lista infinita. Ogni titolo è qui perché può spostare davvero l’ago della bilancia, se lo usi con costanza.

Per vedere tattiche e combinazioni prima degli altri: G.B. Ramesh e il lavoro a temi

Autore: G.B. Ramesh
A chi serve: da principiante solido a intermedio, ma utile anche oltre.
Cosa insegna: riconoscere pattern tattici e calcolare con ordine. Qui non impari “trucchi”, impari a vedere.

Il punto forte dei percorsi di Ramesh è la ripetizione intelligente: lo stesso tema torna con difficoltà crescente. È come allenare l’occhio, non la memoria.

Come usarlo (pratico): fai 15-20 posizioni a sessione. Segna accanto al numero il tema: inchiodatura, doppio attacco, deviazione, sacrificio su h7. Se sbagli, non correre alla soluzione. Riprova dopo 10 minuti.

Obiettivo concreto: in 4 settimane, ridurre gli errori tattici “a colpo singolo” (pezzo in presa, mate in 1-2, forchette ovvie) e guadagnare fiducia nei momenti caldi.

Nota importante: la qualità conta più della velocità. Se ti accorgi che indovini “a sensazione”, rallenta e scrivi due varianti.

Per giocare con un piano chiaro in mezzo gioco: Nimzowitsch e l’arte della profilassi

Autore: Aron Nimzowitsch
Libro classico: Il mio sistema
A chi serve: intermedio e avanzato, o chi ama capire “perché” una posizione chiede un certo piano.
Cosa insegna: profilassi, pezzi attivi, blocco del pedone passato, colonne aperte, case forti.

Nimzowitsch ti cambia la lente. Invece di chiederti “cosa posso attaccare?”, ti fa chiedere “cosa vuole fare lui, e come lo fermo?”. La profilassi sembra lenta, ma spesso è la scorciatoia per non finire in difesa disperata.

Come usarlo (pratico): prendi un capitolo, leggilo con calma, poi apri le tue ultime partite. Cerca 3 posizioni dove ti sei mosso “a caso”. Scrivi quale idea profilattica mancava, anche una sola: impedire un salto di cavallo, evitare una colonna aperta contro il re, bloccare un pedone passato.

Obiettivo concreto: in un mese, aumentare le partite in cui arrivi al medio gioco con un piano chiaro (anche semplice), invece di giocare mosse “di mantenimento”.

Per smettere di confondersi e pensare meglio: Jeremy Silman e gli squilibri

Autore: Jeremy Silman
Titolo noto: Reassess Your Chess
A chi serve: soprattutto intermedio, ma è utile anche se sei più alto e ti perdi nei calcoli.
Cosa insegna: pensiero basato sugli squilibri. Struttura pedonale, coppia degli alfieri, spazio, colonne aperte, case deboli, pezzi attivi.

Silman ti dà un linguaggio semplice per descrivere una posizione. È come mettere etichette su una mappa: “qui ho spazio”, “qui ho una casa forte”, “qui il mio alfiere è cattivo”. Quando dai nome alle cose, prendi decisioni più rapide.

Esercizio pratico: prima di calcolare, scrivi su un foglio 2 squilibri a favore e 2 contro. Poi scegli un piano coerente con quelli. Se hai spazio e un avamposto, manovra. Se hai struttura migliore, cambia pezzi. Se sei sotto sviluppo, semplifica o difenditi.

Obiettivo concreto: in 4-6 settimane, ridurre le mosse “tanto per muovere” e migliorare la scelta del piano nei primi 10 minuti di riflessione.

Per vincere quando restano pochi pezzi: John Nunn e i finali spiegati bene

Autore: John Nunn
A chi serve: chiunque perda punti nei finali, da 1200 in su.
Cosa insegna: tecnica precisa, ma spiegata con ordine. Nunn è affidabile, non ti lascia con “si vince” e basta.

Priorità pratica: finali di pedoni e torri. Sono quelli che arrivano più spesso e quelli che decidono i tornei di circolo.

Concetti chiave da portarti dietro: opposizione, triangolazione, taglio del re, creazione del pedone passato, attività della torre.

Come usarlo (pratico): micro-sessioni da 20 minuti. Scegli una posizione e ripetila finché la giochi a memoria, come una scala al pianoforte. Non serve farne dieci in un giorno, ne basta una fatta bene.

Obiettivo concreto: in 8 settimane, convertire più finali “pari ma migliori” grazie a tecnica pulita, non grazie all’errore dell’altro.

Per imparare con esempi vicini al nostro stile: Pietro Ponzetto e lo studio “da torneo”

Autore: Pietro Ponzetto
A chi serve: chi vuole un approccio pratico, legato a partite vere, con errori umani e gestione del tempo.
Cosa insegna: ragionamento da torneo, scelta dei piani, momenti critici, disciplina.

Le partite commentate sono un ponte tra teoria e realtà. Non sono puzzle perfetti, sono strade con buche e semafori. E sono utili perché ti allenano a riconoscere i momenti in cui devi fermarti.

Come usarlo (pratico): copri le mosse del libro. Arriva a un bivio, scegli la tua mossa, poi leggi il commento. Se l’autore propone un altro piano, chiediti: quale pezzo voleva migliorare? quale pedone voleva fissare?

Promemoria semplice: in ogni partita commentata, cerca 1 idea per fase (apertura, medio gioco, finale). Tre idee totali, non di più, altrimenti non restano.

Obiettivo concreto: in un mese, migliorare la qualità delle decisioni nei momenti “tranquilli”, quando è facile distrarsi e concedere contro gioco.

Per allenare il colpo d’occhio con esercizi puliti: Suba e la comprensione delle posizioni

Autore: Suba
A chi serve: chi vuole capire l’armonia dei pezzi e il gioco posizionale, senza perdersi in formule.
Cosa insegna: come una posizione “suona” quando è sana. Case forti, alfieri buoni e cattivi, cambi giusti, sicurezza del re, coordinazione.

Con Suba impari a guardare la scacchiera come un insieme. I pezzi non sono isole. Se una torre non ha colonne, se un cavallo non ha case, se un alfiere morde granito, la posizione te lo sta dicendo.

Come usarlo (pratico): dopo ogni capitolo, scegli un piano tipico e provalo in 5 partite rapide online o in circolo (anche se non viene perfetto). L’idea deve passare dalle pagine alle mani.

Obiettivo concreto: in 4 settimane, riconoscere più spesso i cambi utili (cambiare il difensore, eliminare il cavallo forte, liberare una colonna) e smettere di cambiare “perché si può”.

Un piano di lettura semplice, 8 settimane per vedere miglioramenti reali

Un piano funziona se è ripetibile. Non serve studiare ogni giorno due ore. Serve una settimana con una forma chiara.

Calendario base (5 giorni):

  • 3 giorni tattica (Ramesh): sessioni da 30 minuti, poche posizioni ma fatte bene.
  • 1 giorno strategia (Silman o Nimzowitsch): un capitolo breve, più 10 minuti di appunti.
  • 1 giorno finali (Nunn): una posizione, ripetuta fino a giocarla senza guardare.
  • 1 giorno revisione partite (Ponzetto come guida di stile): analizza una tua partita e salva 2 momenti critici.

Come misurare i progressi, senza illusioni:

  • meno blunder evidenti (pezzi appesi, mate in 2),
  • più finali convertiti quando sei un pedone sopra,
  • decisioni più rapide nei momenti semplici.

Se hai poco tempo, fai 20 minuti al giorno: 10 tattica, 10 finale. Se puoi studiare di più, arriva a 90 minuti: 45 tattica, 25 strategia, 20 finale, ma solo se resti lucido.

Settimane 1-4: costruisci fondamenta (tattica + piani)

Routine consigliata:

  • Ramesh, 3 giorni: 15-20 posizioni, tema segnato, errori riscritti.
  • Silman o Nimzowitsch, 1 giorno: un capitolo breve, poi 3 esempi nelle tue partite.
  • Una partita commentata (Ponzetto o altro), 1 giorno: mosse coperte, scelta tua, confronto.

Regola anti-burnout: massimo 2 libri in parallelo, più il quaderno degli errori. Il quaderno è il tuo filo rosso, ti impedisce di “ripartire da zero” ogni settimana.

Settimane 5-8: finali e consolidamento (Nunn + revisione delle tue partite)

Qui l’attenzione cambia. La tattica resta, ma in dose più piccola. Entrano i finali con più presenza.

Alterna:

  • un giorno finali di pedoni (opposizione, triangolazione),
  • un giorno finali di torri (attività, taglio del re, pedone passato).

Poi applica su partite tue: salva 10 posizioni critiche (screenshot o FEN), rigiocale dopo 2 giorni e poi dopo una settimana. Se sbagli di nuovo, bene, hai trovato un punto vero da allenare.

Test finale: rigioca un finale base senza note. Se riesci, hai conquistato un pezzo in più nel tuo arsenale.

Ricordiamo anche l'autore italiano Alessio De Santis, con il suo libro "Manuale dei finali per il giocatore agonistico" e con il libro "Come evitare gli errori negli scacchi".

Menzioniamo anche l'autore straniero Jacob Aagard, con i libri "Questione di tecnica" e "Imparare a calcolare".

Per una enciclopedia completa delle Aperture, segnaliamo "Il libro completo delle Aperture" di Claudio Pantaleoni.

Conclusione

Immagina la tua libreria come una scacchiera ordinata: ogni volume è un pezzo che lavora per te. Se scegli pochi libri e li studi bene, la confusione sparisce. Restano idee chiare, esercizi ripetuti, finali che non fanno più paura.

Scegli un titolo tra quelli sopra, quello che risolve il tuo problema più urgente. Studialo in modo attivo, con scacchiera e appunti. Ripeti gli esercizi, rivedi le tue partite, dai tempo al cervello di fissare i pattern. Datti 30 giorni prima di cambiare rotta, poi valuta con onestà: fai meno errori, prendi decisioni migliori, converti più vantaggi? Se sì, sei sulla strada giusta.

I Migliori Libri di Scacchi per Dominare la Scacchiera

Di seguito è riportato un breve elenco di 10 principi da tenere a mente per rendere più efficace il nostro allenamento scacchistico. Potrebbe essere utile raccogliere in un unico luogo i vari consigli di diversi GM…

1. Pianificare l’allenamento, lo studio e i materiali di scacchi

È possibile organizzare i propri materiali al computer utilizzando le mappe mentali, oppure utilizzare cartelle cartacee in cui ordinare i vari elementi. È fondamentale avere una chiara rappresentazione della conoscenza da memorizzare, per poi rivederla, modificare e rafforzare.

2. Concentrati su un unico argomento alla volta

Ci vuole circa tre settimane per convertire una nuova conoscenza in una capacità. Dobbiamo automatizzare tale conoscenza nel nostro cervello. È meglio approfondire un solo argomento alla volta invece di saltare da uno all’altro.

3. Approfondimento sulla qualità

Quando ci si dedica a un solo argomento, è importante andare in profondità. Per esempio, è meglio analizzare dettagliatamente una partita o studiare a fondo un libro, piuttosto che saltare da un argomento all’altro. È preferibile acquisire una nuova abilità alla volta invece di accumulare molte informazioni che poi non si riescono a memorizzare.

4. Utilizzare l’apprendimento attivo

Nel momento in cui si legge un libro o si guarda una partita, è fondamentale cercare di esprimere il proprio pensiero. Inizialmente è necessario attivare la propria mente e poi metterla a confronto con ciò che ci viene presentato dal libro o dalla partita. Ad esempio, per analizzare una partita, si può provare a prevedere le mosse del vincitore e assegnare un punteggio a ogni previsione corretta, in modo da ottenere un riscontro finale che possiamo confrontare in seguito.

5. L’apprendimento e l’esercizio dovrebbero imitare la partita reale

Provare a risolvere situazioni scacchistiche “virtuali”, che non possono verificarsi nella realtà, non è utile per il proprio allenamento. Praticare partite di allenamento dovrebbe avvicinarsi il più possibile alle situazioni che si incontrano nei tornei (come ad esempio la cadenza del tempo).

6. Utilizza il computer per valutare ogni concetto e mantenere un approccio oggettivo

I programmi di scacchi possono essere di grande assistenza per esaminare le nostre idee o i nostri calcoli. L’importante è utilizzare prima il nostro cervello, e poi quello di silicio.

7. Gli allenamenti devono essere impegnativi

Si deve cercare di sfidare avversari più abili o di risolvere quiz complicati. Non è importante il risultato, ma il processo di miglioramento nel gioco degli scacchi che conta.

8. Prima di una lezione, è consigliato fare un breve riscaldamento con alcuni esercizi di facile comprensione. Si possono svolgere dei quiz di base o ripassare gli argomenti trattati nella lezione precedente.

9. Partecipa a una competizione dopo aver completato un modulo di addestramento

10. Esercizio, esercizio, esercizio

Per ottenere una nuova abilità è necessario esercitarsi. Per questo motivo, la combinazione di teoria e pratica è uno dei fondamenti delle teorie dell’apprendimento. Qualsiasi nuova conoscenza scacchistica deve essere esercitata in qualche modo per renderla duratura.

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I Migliori Libri di Scacchi per studiare

Gli appassionati di scacchi sono sempre alla ricerca delle migliori risorse per migliorare il loro gioco. Il mondo della letteratura scacchistica è vasto e offre un patrimonio di conoscenze per i giocatori di ogni livello. Dalle guide per principianti ai manuali strategici avanzati, i migliori libri di scacchi possono trasformare la tua comprensione del gioco ed elevare il tuo gioco sulla scacchiera.

Che tu stia cercando di migliorare il tuo repertorio di aperture, affinare le tue abilità tattiche o approfondire le tue conoscenze sui finali, c’è un libro là fuori per soddisfare le tue esigenze. Questo articolo esplorerà libri di scacchi di prim’ordine che coprono vari aspetti del gioco, inclusi concetti fondamentali, esercizi di calcolo e la saggezza delle leggende scacchistiche. Vedremo anche come costruire una libreria di scacchi efficace per supportare il tuo apprendimento e sviluppo continuo come giocatore.

Libri fondamentali per ogni fase della partita

Per dominare la scacchiera, è fondamentale avere una solida comprensione di ogni fase del gioco. I migliori libri di scacchi coprono queste fasi in modo completo, fornendo preziose informazioni sulle aperture, le strategie di mediogioco e le tecniche di finale.

Manuali sulle aperture

I manuali di apertura sono essenziali per costruire una solida base negli scacchi. Questi libri aiutano i giocatori a capire le mosse iniziali che modellano la direzione del gioco. Una risorsa altamente raccomandata è “The Complete Book of Chess Openings” di Jeremy Silman. Questa guida completa spiega le idee, i piani e le mosse chiave di ogni apertura dal punto di vista di entrambe le parti. Permette ai principianti di afferrare rapidamente le basi e ai giocatori di torneo di trovare un’analisi approfondita delle linee principali e delle variazioni significative.

Guide al mediogioco

Il mediogioco è il luogo in cui si svolge la vera eccitazione e avere una buona conoscenza dei principi del mediogioco è fondamentale. “Capire il Mediogioco degli Scacchi” di John Nunn è una scelta eccellente per i giocatori di tutti i livelli. Nunn, un genio della matematica diventato professionista degli scacchi, analizza 100 argomenti essenziali del mediogioco con notevole chiarezza. Il libro copre aspetti critici come la creazione di un piano di gioco, l’attività dei pezzi e gli errori tipici che i giocatori di scacchi commettono.

Testi sui finali

La conoscenza dei finali è fondamentale per convertire i vantaggi in vittorie. “The Complete Endgame Course” di Jeremy Silman è una scelta straordinaria per studiare questa fase. È strutturato per soddisfare i giocatori dal livello principiante a quello master, con ogni capitolo che aumenta di difficoltà di 200 punti Elo. Il libro copre posizioni cruciali dei finali, manovre tematiche e temi ricorrenti che diventano parte dell’arsenale tecnico di un giocatore di scacchi.

I migliori libri per allenare il calcolo e la visione

Per dominare la scacchiera, è fondamentale affinare le tue capacità di calcolo e visualizzazione. I migliori libri di scacchi offrono esercizi e metodi per migliorare queste abilità, essenziali per il successo nel gioco.

Raccolte di combinazioni

Le collezioni di combinazioni di scacchi sono risorse preziose per migliorare la visione tattica. “Calcolo e Visualizzazione negli Scacchi” di John Nunn è una scelta eccezionale. Questo libro presenta centinaia di enigmi tattici tratti da giochi reali, aiutando i giocatori a riconoscere gli schemi e a calcolare le variazioni in modo più efficace. Le chiare spiegazioni di Nunn di ogni combinazione rendono più facile per i lettori comprendere i principi di base e applicarli nei propri giochi.

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Libri di esercizi tattici

I quaderni tattici sono fondamentali per sviluppare le capacità di calcolo. "Logica Scacchistica Vincente" di Ramesh è un'ottima opzione per giocatori di tutti i livelli. Questo libro si concentra sul miglioramento delle capacità di calcolo attraverso una varietà di esercizi e metodi. L'approccio di Ramesh enfatizza l'empatia con i lettori, offrendo diverse tecniche di calcolo per adattarsi a vari stili e situazioni di gioco. La filosofia del libro incoraggia i giocatori a sfidare i propri limiti e a godersi il processo di auto-miglioramento.

Manuali sulla strategia posizionale

I manuali di strategia posizionale aiutano i giocatori a comprendere gli aspetti più profondi degli scacchi. "Il Gioco di Posizione" di Jacob Aagaard è una risorsa altamente raccomandata. Aagaard presenta uno strumento semplice ma efficace per valutare le posizioni: tre domande che hanno aiutato sia i giocatori dilettanti che i Grandi Maestri forti a migliorare la loro intuizione posizionale. Il libro include 222 esercizi accuratamente selezionati per illustrare i concetti discussi nelle sezioni teoriche, fornendo un approccio pratico per migliorare la comprensione della posizione e le capacità decisionali alla lavagna.

Biografie e raccolte di partite dei grandi campioni

Per ottenere informazioni sulla mente delle leggende scacchistiche, è essenziale studiare le loro biografie e raccolte di partite. Questi libri offrono preziose lezioni dai più grandi giocatori della storia.

Fischer

Bobby Fischer, considerato uno dei più grandi giocatori di scacchi di tutti i tempi, ha lasciato un segno indelebile nel gioco. Il suo libro "My 60 Memorable Games" è una lettura obbligata per ogni serio appassionato di scacchi. In questa raccolta, Fischer analizza 60 delle sue partite più significative, fornendo approfondimenti strategici e tattici dettagliati. Il libro include note introduttive del Grande Maestro Larry Evans, che offrono un contesto aggiuntivo alla brillante opera di Fischer.

Kasparov

Garry Kasparov, campione del mondo dal 1985 al 2000, ha contribuito in modo significativo alla letteratura scacchistica. Il suo libro "Come la vita imita gli scacchi" traccia parallelismi tra le strategie scacchistiche e il processo decisionale della vita reale. Le capacità analitiche e la profonda comprensione del gioco di Kasparov rendono le sue opere preziose per i giocatori che cercano di migliorare il loro pensiero strategico.

Carlsen

Magnus Carlsen, l'attuale campione del mondo, ha rivoluzionato gli scacchi moderni con il suo stile di gioco versatile. Anche se non ci sono molti libri scritti da Carlsen stesso, numerose opere analizzano i suoi giochi e il suo stile di gioco. Questi libri offrono approfondimenti sulla capacità di Carlsen di eccellere in tutti i controlli di tempo e sulla sua comprensione della posizione unica.

Campioni del passato

Studiare le partite dei campioni del passato può fornire una ricca prospettiva storica sullo sviluppo degli scacchi. I libri che raccontano le partite di giocatori come Mikhail Tal, noto come il "Mago di Riga" per il suo stile di gioco sacrificale, o Anatoly Karpov, rinomato per la sua padronanza della posizione, offrono diversi approcci alla strategia scacchistica. Queste raccolte mostrano l'evoluzione della teoria scacchistica e forniscono ispirazione ai giocatori di tutti i livelli.

Come costruire una biblioteca scacchistica efficace

Per dominare la scacchiera, è fondamentale costruire una libreria di scacchi efficace. Una collezione ben curata di libri di scacchi può migliorare significativamente la tua comprensione del gioco e migliorare le tue abilità. Esploriamo come creare una libreria di scacchi completa che soddisfi le tue esigenze di apprendimento.

Libri essenziali

Ogni giocatore di scacchi dovrebbe avere un nucleo di libri essenziali. Questi includono manuali completi che coprono tutti gli aspetti del gioco, come "Il libro completo degli scacchi" di Giorgio Porreca e Adriano Chicco. Questo libro offre approfondimenti su tutte le fasi del gioco, spiegando i concetti e dimostrandoli attraverso i giochi master. È prezioso sia per i principianti che per i giocatori esperti che desiderano rafforzare le proprie conoscenze.

Letture complementari

Per integrare i tuoi libri essenziali, prendi in considerazione l'aggiunta di letture complementari che si concentrano su aspetti specifici degli scacchi. Ad esempio, "Scacchi logici: metodi vincenti" del Grande Maestro Ramesh RB è una scelta eccellente. Questo libro è diviso in tre parti, che coprono il processo decisionale negli scacchi, il gioco pratico e l'allenamento scacchistico. Offre preziose informazioni su come convertire i vantaggi, migliorare le posizioni dei pezzi e mantenere l'iniziativa.

Risorse online

Oltre ai libri fisici, le risorse online possono migliorare notevolmente la tua biblioteca di scacchi. Siti web come Chess.com offrono una funzione di libreria digitale che ti consente di salvare partite, creare raccolte e condividere contenuti con gli amici e la comunità scacchistica. Puoi anche trovare libri di scacchi gratuiti e praticare tattiche, aperture e finali su piattaforme come Chessable. Queste risorse online completano la tua libreria fisica e forniscono esperienze di apprendimento interattive per migliorare le tue abilità scacchistiche.

Conclusione

Il mondo della letteratura scacchistica offre un patrimonio di conoscenze per aiutare i giocatori di tutti i livelli a migliorare il loro gioco. Dai manuali essenziali che coprono le aperture, le strategie di mediogioco e le tecniche di finale ai libri che affinano le abilità tattiche e le capacità di calcolo, ce n'è per tutti i gusti. Inoltre, studiare le partite e le intuizioni delle leggende degli scacchi può fornire una profonda comprensione e ispirazione per dominare la scacchiera. Costruire una libreria scacchistica a tutto tondo è la chiave per un miglioramento continuo. Combinando testi di base, letture complementari e risorse online, i giocatori possono creare un toolkit di apprendimento personalizzato. Questo approccio consente agli appassionati di scacchi di affinare continuamente le proprie abilità, approfondire la comprensione del gioco e, infine, diventare giocatori più forti. Ricorda, il viaggio verso la padronanza degli scacchi è un'avventura che dura tutta la vita e i libri giusti possono essere i tuoi fidati compagni lungo il percorso

I migliori libri sugli scacchi

Il giornalista britannico e appassionato di scacchi Dominic Lawson consiglia i migliori libri sugli scacchi, concentrandosi su alcuni dei grandi giocatori del 20° secolo e includendo il “miglior romanzo mai scritto sui giocatori di scacchi”.

D: Bisogna essere particolarmente intelligenti per giocare a scacchi?

R: Non devi essere un genio per giocare a scacchi, ma aiuta. 

Io sono sempre stato incuriosito dall’immagine che gli scacchi hanno in Occidente come indicatori di un’intelligenza logica estrema. Ciò irrita davvero alcuni dei miei amici russi, che dicono: “Che sciocchezze! È solo un gioco.”

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Non penso sia vero che gli scacchi siano una pietra di paragone per l’intelletto o che richiedano una mente sorprendentemente logica per essere molto bravi, anche se probabilmente aiuta. Mikhail Botvinnik, che fu campione del mondo a fasi alterne dal 1948 al 1963, disse che se la musica era “un’arte che illustra la bellezza del suono”, allora gli scacchi erano “un’arte che illustra la bellezza della logica”. 

È interessante che abbia usato la parola arte. 

Gli scacchi corrispondono, in un certo senso, a ciò che vediamo nell’arte : hanno una sorta di bellezza e il fascino è fortemente estetico per coloro che hanno effettivamente occhi per vederli.

 Ma è anche uno sport e un gioco: può essere giocato proprio come un gioco, e può essere praticato proprio come uno sport.

D: Bisogna essere molto intelligenti per essere bravi?

R: Sarebbe difficile essere forti a scacchi se avessi un QI subnormale, ma certamente non è necessario avere un QI superiore alla media. Sono sicuro che potresti trovare grandi maestri molto forti con un QI intorno a 100, che è la media. Si è sempre detto che [il defunto gran maestro di scacchi Bobby] Fischer avesse un QI di 180. Non so se ci siano prove a riguardo. Non mi sorprenderebbe, ma non so quale sia la prova.

Ciò che ho notato nei giocatori molto forti, però, è uno straordinario grado di concentrazione. Devi davvero concentrarti molto duramente per lunghi periodi.

 C’è una frase molto noiosa per questo, che è duro lavoro. Questo è spesso sottovalutato, mentre l’idea del genio senza sforzo è notevolmente sopravvalutata. E se è un lavoro duro – e lo è – allora devi ricavarne qualcosa di veramente speciale, affrontarlo. Devi davvero odiare perdere. 

Qualcuno una volta disse: “Gli scacchi sono una battaglia tra la tua avversione al dolore di perdere e la tua avversione al dolore di pensare”. Perché pensare intensamente è stressante e difficile. Molto spesso, il motivo per cui, invecchiando, perdiamo più partite a scacchi – sicuramente nel mio caso – è che inizi a provare più dolore pensando che perdendo. Inoltre, se sei giovane, probabilmente rifiuti altri modi di occupare il tuo tempo, che la maggior parte delle persone considererebbe più piacevoli, che si tratti di guardare Teen Idol , giocare a calcio o bere qualcosa.

 Deve davvero emozionarti, quindi la motivazione gioca un ruolo enorme. Questa viene spesso descritta come un’abilità naturale, ma in realtà potrebbe essere la descrizione di qualcosa che somiglia più al desiderio, un desiderio davvero enorme.

Bobby Fischer affermava di essere un genio a cui era capitato di giocare a scacchi, ma se guardi alla sua storia di vita era assolutamente ossessionato e giocava costantemente a scacchi dall’età di sei anni.

Bobby Fischer

Fischer è diventato campione americano all’età di 14 anni, il che è sorprendente. Ma se pensi alla quantità di sforzi che ha impiegato tra imparare a giocare e diventare campione americano, è stata una quantità enorme, perché ha abbandonato tutto il resto. Ciò si collega in parte all’idea contenuta nel libro Outliers of the 10.000 Hours [necessario per avere successo] di Malcolm Gladwell, che prende in prestito da vari psicologi. 

Penso che ci sia molto da dire su questo. Ci sono delle eccezioni. Al vertice della classifica ci sono persone come Magnus Carlsen, il ventenne norvegese che è il giocatore più forte del mondo al momento. Ricordo di aver parlato con suo padre e lui disse che all’età di tre anni Magnus sedeva per ore a fare puzzle da 50 pezzi – un comportamento molto insolito per un bambino di tre anni. 

Magnus Carlsen

Oppure c’è [José Raúl] Capablanca, che probabilmente era il giocatore di scacchi con il maggior talento naturale che sia mai vissuto. 

José Raul Capablanca

Ha imparato il gioco all’età di quattro anni semplicemente guardando suo padre giocare. Ha poi battuto suo padre a quattro anni ed è diventato campione del mondo. Aveva chiaramente qualcosa di molto, molto speciale. C’era qualcosa nella sua mente che afferrava questi concetti con sorprendente rapidità e con molta naturalezza. 

Non so se la parola innato sia giusta, ma è chiaro che c’è qualcosa che non è normale. Ma è statisticamente così incredibilmente insolito che puoi quasi ignorarlo.

D: Per le persone che leggono questo articolo, e che potrebbero conoscerti come redattore e editorialista di un giornale britannico, vuoi spiegare il tuo legame con gli scacchi?

R: Gli scacchi sono la mia passione particolare. Sono diventato abbastanza bravo e gioco ancora per la mia contea, il Sussex. Scrivo anche una rubrica mensile su Standpoint sugli scacchi. Ho imparato le regole degli scacchi a otto anni, a scuola.

 Poi ho perso completamente interesse. Non vengo da una casa o da una famiglia di giocatori di scacchi. In effetti, penso di aver dovuto insegnare a mio padre a giocare. Non mi sono più interessato veramente fino alla metà dell’adolescenza, il che forse si ricollega al mio primo libro. Questo è il periodo in cui Bobby Fischer stava lanciando il suo assalto al Campionato mondiale di scacchi nei primi anni ’70.

 Per qualcuno interessato alla politica, c’era un contesto che non si sarebbe mai ripetuto: il solitario giocatore degli Stati Uniti d’America contro, come sembrava, la potenza dell’Unione Sovietica. 

I sovietici ne avevano fatto quasi uno sport nazionale, e ogni singolo campione del mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale era stato un sovietico.

 Non direi russi, anche se venivano descritti come russi. Uno veniva dalla Lettonia, un altro dall’Armenia. Molti di loro, infatti, erano anche ebrei, cosa che non è mai stata menzionata.

Quel periodo è stato il primo in cui ho avuto davvero modo di affrontarlo. Ricordo Nigel Short, che da giovane era straordinariamente forte, e che mi disse: “Oh bene, Dominic, era troppo tardi!” Disse di essere stato fortunato, perché era molto più giovane quando il fenomeno Fischer colpì l’Occidente. 

Dovevi essere molto più giovane per prendere il virus e diventare molto forte. Quando ho vinto un premio in denaro ad un torneo mio padre mi ha detto: “Che bello! Ciò significa che non devo darti alcuna paghetta. 

Ma è un errore pensare di poterne fare una carriera”. 

Naturalmente aveva ragione. 

Pochissime persone sono particolarmente brave in questo. 

Ho scoperto quando ero a Oxford, dove mi sono scontrato con persone che sono diventate grandi maestri molto forti, come John Nunn e Jon Speelman, che non avevo un vero dono naturale.

John Nunn

 Il loro hardware mentale era semplicemente molto migliore del mio hardware mentale: vedevano le cose molto più rapidamente e i loro poteri di visualizzazione erano molto maggiori.

D: Quindi Bobby Fischer ti ha dato l’indicazione. Parlami del suo libro, I miei 60 giochi memorabili .

R: Non è chiaro quanto di questo libro sia stato scritto da Fischer e quanto sia stato scritto da un gran maestro chiamato Larry Evans, che era un suo amico e un giocatore molto forte. Tuttavia, ufficialmente, questa è l’unica collezione di giochi di FischerLe 60 partite iniziano nel 1957 e arrivano fino al 1967, quindi sono solo 10 anni. 

Ciò che è molto interessante nel libro – a parte il fatto che Fischer era un giocatore e un analista così straordinario – è l’onestà dei suoi commenti. C’è sempre stata in Fischer una semplicità che seduceva, anche se a volte poteva essere anche molto cruda. Ora si pensa a Fischer come a qualcuno che non ammetterebbe mai alcun tipo di errore o debolezza, ma questo libro nasce da una parte precedente della sua vita.

È estremamente autocritico, il che è abbastanza insolito in questo tipo di libri. 

Usa frasi come: “Sapevo già di essere stato battuto”. Oppure: “Ho semplicemente sottovalutato la forza della sua risposta”. Contiene anche tre delle sue sconfitte, mentre in questi libri sui “migliori dei miei giochi” tendi a scoprire che saranno tutte vittorie.

In apertura cita Emanuel Lasker, un grande campione del mondo di inizio Novecento, dicendo che sulla scacchiera “La menzogna e l’ipocrisia non sopravvivono a lungo. La combinazione creativa mette a nudo la presunzione della menzogna; il fatto spietato, culminante nello scacco matto, contraddice l’ipocrita”. 

Questo è un aspetto degli scacchi che mi ha affascinato particolarmente quando ero adolescente. Non c’è nessuna ipocrisia, nessuna doppiezza. Tutto è aperto, non puoi nasconderti e non puoi prevaricare. Per le persone di una certa età, forse i ragazzi, questo è molto attraente.

 

Emanuel Lasker

I giochi stessi, i migliori di Fischer, hanno una chiarezza fantastica, caratteristica tipica del suo stile. Molti dei più grandi giocatori, e in particolare quelli sovietici, apprezzavano piuttosto gli alti livelli di complessità strategica e tattica. Fischer cercava la chiarezza e ottenerla è, in un certo senso, più difficile. 

Questo è il motivo per cui a volte vengono fatti paragoni tra Fischer e Mozart. Da giovane giocatore, che sta imparando gli scacchi, potresti non essere in grado di emularlo, ma puoi capire chiaramente cosa sta cercando di fare. 

Non è sofisticato, non è deliberatamente oscuro. È stato molto interessante per me, e per molte altre persone, venire a patti con il gioco in quel periodo.

La gente dice che Fischer lo ha fatto sembrare facile.

Sì, ma è ingannevole perché chiaramente ci mette un enorme impegno. Certamente aveva un cervello che risolveva i problemi. Spesso, suppongo, questa è la chiave della grande immaginazione degli scacchi: essere in grado di vedere qual è il percorso più breve da A a B, quando non è necessariamente ovvio. Il suo gioco era molto snello.

D: È stato il primo libro di scacchi che hai letto?

No, ma è stato il primo che ho trovato fonte di ispirazione, in parte perché descriveva non solo le mosse ma anche la psicologia, cosa stava succedendo alla scacchiera.

D: Fammi un esempio.

C’è la partita che giocò contro il giocatore jugoslavo [Petar] Trifunovic, partita numero 33 del libro, giocata a Bled nel 1961. Trifunovic era un giocatore molto solido, estremamente difficile da battere. Ad un certo punto Fischer scrive: “Stavo pensando di trasferire l’alfiere alla casa a5”. 

Mette un punto interrogativo – che denota un errore – e dice: “Trifunovic sembrava troppo silenzioso all’improvviso, e sospettavo che si fosse sintonizzato sulle mie onde cerebrali”. Fischer continua scrivendo che fu solo perché aveva percepito l’immobilità innaturale del suo avversario che “all’ultimo minuto” vide che la mossa che stava per giocare, Ba5, sarebbe stata in effetti un terribile errore. 

Petar Trifunovic

Il libro contiene molti di questi tipi di note che danno un senso tremendamente vivido della lotta mentale e psicologica. Trasmette la vera natura degli scacchi di alto livello, che non è solo una questione di risme e risme di variazioni, ma anche di interazione tra due esseri umani.

La gente dice di Fischer che era ignaro dei sentimenti degli altri, ma nel contesto di un gioco è chiaramente acutamente consapevole di ciò che accade nella mente del suo avversario.

Fischer diceva: “Non credo nella psicologia , credo nelle mosse forti”. In un certo senso è vero, ma quando sei nel consiglio non puoi non rendertene conto. Naturalmente anche le variazioni sono molto profonde e dettagliate. 

È uno di quei libri in cui servono due set di scacchi, uno per la scacchiera e uno tascabile per seguire le variazioni, perché Fischer aveva una capacità di calcolo sorprendente. Non è un libro facile, a quel livello. Non è un libro da regalare a un principiante.

D: Qualcuno di questi libri è utile per un principiante?

R: No. Sono libri che ripagano la costante lettura e rilettura. Non si può dire lo stesso dei libri per principianti: una volta letti li butti via o li regali a tuo figlio, o al figlio di un amico.

D: Passiamo a Masters of the Chessboard di Richard Réti, morto nel 1929.

Réti era un giocatore fortissimo, purtroppo è morto all’età di 40 anni. Una volta ha giocato 29 partite contemporaneamente, bendato. Aveva un talento straordinario. La sua particolare pretesa di fama è che fu un grande teorico e inventò la sua apertura, che porta ancora il suo nome: l’apertura Réti. 

Fu uno dei leader di un movimento filosofico rivoluzionario negli scacchi, chiamato scuola ipermoderna. Gli ipermoderni ribaltano alcuni preconcetti divenuti, forse, troppo rigidi, come l’idea che bisogna occupare il centro a tutti i costi.

Richard Reti

Ma questo libro, Masters of the Chessboard, non è un’opera polemica. È scritto magnificamente. Ciò che Réti fa è guardare tutti i grandi giocatori di scacchi del passato, a partire dalla metà del XIX secolo, fino ai suoi tempi. Analizza lo stile dei singoli giocatori e spiega cosa hanno portato in partita. Si capisce il loro carattere e la loro personalità, anche perché ha interpretato molte di queste persone nella sua breve carriera. Scrive di Capablanca e ha questa frase meravigliosa su di lui: “Parla la sua lingua madre quando gioca a scacchi”. 

È come se avesse imparato a giocare a scacchi quasi prima di imparare a parlare, e contrappone Capablanca a un altro giocatore, uno dei suoi sfidanti, che imparò gli scacchi in età successiva, e lo descrive come “qualcuno che parla in una lingua straniera”, che pensavo fosse una metafora molto elegante.

Spiega anche gli scacchi in modo molto scientifico, per questo ha un capitolo dedicato alla tecnica delle combinazioni scacchistiche. Lo fa in modo metodico, il che per lo studente di scacchi è molto prezioso. Ha anche un capitolo sui finali di Torre, il più importante di tutti i tipi di finale, e sviluppa idee al riguardo in un modo da cui non puoi fare a meno di imparare.

Anche se è un libro piuttosto vecchio, nelle recensioni di Amazon.com le persone ne sono molto entusiaste, facendo commenti come “il miglior libro di scacchi mai scritto”.

Fu pubblicato per la prima volta nel 1933, e alcuni hanno provato a scrivere dei seguiti, guardando allo stesso modo i giocatori di scacchi più recenti. Un maestro americano chiamato Anthony Saidy scrisse un libro intitolato La Battaglia delle Idee di scacchi, dove passò dai tempi di Réti a Fischer (che conosceva bene).

 È un ottimo libro, ma non ha il tipo di proprietà didattiche o visionarie che ha Réti, quindi non è entrato nella mia lista. 

Nonostante tutti i miglioramenti avvenuti nella tecnica e nella conoscenza, per chiunque voglia davvero capire gli scacchi, Masters of the Chessboard è un libro da leggere appena oltre il punto di partenza, quando si arriva a un certo livello. Spiega la natura della strategia posizionale negli scacchi probabilmente meglio di quanto chiunque altro abbia mai fatto.

D: Il tuo prossimo libro, The Chess Struggle in Practice , parla del torneo internazionale di scacchi di Zurigo del 1953, ed è scritto da uno dei migliori giocatori sovietici di quell’epoca, David Bronstein.

David Bronstein

Bronstein era quasi campione del mondo. Nel 1951 giocò una partita che fu pareggiata e, poiché era lui lo sfidante, il detentore del titolo Botvinnik mantenne il titolo. È stato molto controverso perché Bronstein era una partita avanti con due da giocare e ha perso la penultima partita in circostanze piuttosto strane. 

Questo accadde durante il periodo stalinista e si diceva che, poiché era lontanamente imparentato con Trotsky e suo padre era stato in un gulag, il sistema sovietico non voleva che vincesse. Non penso che l’abbia lanciato deliberatamente, ma era sottoposto a pressioni insolite. Bronstein è uno scrittore meraviglioso.

 Ha scritto i migliori libri dell’epoca, e questo non è affatto il suo unico grande libro.

Si tratta di uno dei più grandi tornei di tutti i tempi, per trovare uno sfidante ufficiale per il campionato del mondo allora detenuto da Botvinnik. Oltre a Botvinnik, ovviamente, c’erano tutti i grandi giocatori di un’epoca straordinaria: Tal, lo stesso Bronstein, Keres, Smyslov, il vincitore del torneo, Reshevskij, il campione americano. È stato un torneo enorme, 28 round, di quelli che oggigiorno non avresti più avuto.

Le note di Bronstein, un po’ come quelle di Fischer, sono piene di verve e onestà. Ti dà un’idea straordinaria di ciò che sta accadendo nel gioco centrale. Tende a ignorare l’apertura e la fine e si concentra su ciò che definisce “il cuore e l’anima degli scacchi”. Ti dà un’analisi molto acuta, ovviamente, ma anche la sensazione di avere un posto in prima fila, proprio accanto ai giocatori. Così descrive una partita in cui Reshevskij gioca e vince contro un altro russo, Boleslavskij. 

Dice: “Per comprendere i seguenti eventi curiosi, bisogna sapere, prima di tutto, che si sono verificati quando Reshevskij era in enormi difficoltà di tempo, e in secondo luogo, che tutto ciò è avvenuto molto tardi la notte. Il 22esimo round è caduto di sabato”.

Samuel Reshevskij

 Reshevskij era un ebreo ortodosso, quindi: “Per motivi religiosi, ha iniziato le sue partite del sabato dopo… il sorgere della stella della sera; il venerdì giocava le sue partite durante il giorno, per finire prima che sorgesse quella stessa stella. Quindi Reshevskij non si muoveva molto velocemente solo perché non aveva molto tempo, ma perché non poteva più giocare.

Bronstein è pieno di questi lampi di intuizione, che spiegano quello che altrimenti rimarrebbe un mistero se si studiassero solo le mosse. È il tipo di libro che non si smette mai di leggere e ha anche segnato un periodo significativo nello sviluppo degli scacchi.

 Erano gli anni d’oro di quella che divenne nota come la “Scuola Sovietica degli Scacchi”, quando c’era un numero straordinario di giocatori sovietici molto forti, che sviluppavano le aperture in un modo mai visto prima. La loro preparazione è arrivata direttamente alla fase centrale e la loro analisi è stata molto più profonda e rigorosa di qualsiasi cosa fosse accaduta prima. 

Era l’alba dell’era professionale. Si definivano dilettanti, perché avevano incarichi nelle forze armate sovietiche, ma erano i primi frutti di una generazione speciale creata da una grande nazione che si impegnava per l’idea di persone che giocavano a scacchi a tempo pieno.

Questa era una delle domande che volevo farti: perché i sovietici hanno dominato così tanto gli scacchi? Stai dicendo che fondamentalmente è stato il risultato della politica del governo?

Era un miscuglio di cose. Sì, Lenin in particolare era molto appassionato di scacchi. Era piuttosto un tossicodipendente, credo. A quanto pare una volta disse che si può fare una rivoluzione, o si può giocare a scacchi, ma che non è possibile fare entrambe le cose. Come sapete, ai sovietici piaceva presentarsi come scienziati in tutto ciò che facevano. Il marxismo era materialismo scientifico-dialettico. 

Poi ci fu lo Sputnik e la corsa allo spazio. Questo è ciò che rappresentava l’uomo sovietico, una nazione di ingegneri e scienziati. Gli scacchi si adattavano perfettamente a quell’immagine sovietica perché erano considerati spietatamente logici e oggettivi. 

Era anche economico, perché tutto ciò di cui avevi bisogno erano dei pezzi di legno o di plastica. Potrebbe essere donato a moltissime persone molto povere. Era un modo per dimostrare che i sovietici erano migliori dell’Occidente in un modo che sarebbe stato più difficile da fare in altri campi che richiedevano più soldi.

Inoltre, a livello individuale, se eri un giovane russo brillante e intelligente, era un ottimo modo per le autorità di deviare persone che altrimenti avrebbero potuto essere piuttosto fastidiose, perché era del tutto apolitico. Immagino che i cinesi oggi abbiano un atteggiamento molto simile nei confronti degli scacchi: gli piacciono molto. Molti di loro, tra cui Bronstein, Botvinnik e Tal, erano ebrei. 

Gli ebrei venivano discriminati nelle aree di competenza più convenzionali perché in Russia c’era molto antisemitismo. 

Gli scacchi erano un luogo in cui potevano essere tollerati. Qui erano innocui, non sfruttavano nessuno, non guadagnavano potere né denaro. Inoltre, senza essere irriverente, cosa faresti per molte, molte ore la sera, se fossi nell’Unione Sovietica negli anni ’50? Da giovane, come ti divertiresti davvero? Sarebbe perfettamente sensato trascorrere cinque o sei ore al Circolo Centrale degli Scacchi di Mosca, perché quale sarebbe l’alternativa? Non molto interessante o eccitante. E ciò che sarebbe interessante o eccitante potrebbe anche essere piuttosto pericoloso.

D: Qual è la nazionalità più importante adesso?

R: Ancora i russi, o parte di quella che chiamavamo Unione Sovietica. Gli armeni sono straordinariamente forti, hanno una forza enormemente sproporzionata come nazione: hanno vinto due volte le Olimpiadi degli scacchi negli ultimi anni. Ciò è in parte un’eredità del periodo sovietico, e in parte perché all’inizio degli anni ’60 avevano un campione del mondo chiamato Tigran Petrosian

Tigran Petrosian

Ciò creò un enorme aumento di interesse per l’Armenia, proprio come fece per un po’ Fischer in America. Un altro paese che ha un enorme interesse per gli scacchi e un numero sproporzionato di grandi maestri è l’Islanda.

D: Il tuo prossimo libro è di un altro giocatore sovietico, Genna Sosonko.

R: Sì, ce ne sono due, Russian Silhouettes e The Reliable Past . Sono fondamentalmente una serie. Sosonko era un gran maestro russo ed emigrò, nel 1972, in Olanda. Come qualcuno che se lo è lasciato alle spalle, fornisce resoconti straordinariamente profondi, toccanti, commoventi e personali dei grandi giocatori di scacchi che conosceva, persone come Bronstein, Tal, Korchnoi, che facevano davvero parte di un’epoca storica.

D: L’età d’oro degli scacchi sovietici?

R: Probabilmente non lo vedrebbe esattamente come sovietico. Anche Sosonko è, credo, ebreo. Lasciate che vi faccia un esempio. In Russian Silhouettes , parla di un giocatore chiamato Mikhail Tal che era un ebreo lettone. 

Mikhail Tal

Tal divenne campione del mondo nel 1960. Era un talento straordinario, un uomo davvero insolito e forse l’attaccante più audace di tutti i tempi. Era estremamente popolare tra gli appassionati di scacchi, non solo perché era giovane, ma perché aveva un talento enorme e sorprendente. 

Era molto difficile dire quanto fosse calcolo e quanto bluff o psicologia, ma Tal era solito ingannare i giocatori molto forti. In un certo senso era una reazione contro la scuola sovietica. 

Non sembrava molto scientifico, perché si affidava ad un istinto favoloso. Kasparov disse di lui che era unico nel senso che non calcolava le variazioni, le vedeva e basta.

Si conformava anche – e Sosonko è molto divertente al riguardo – alla visione dei giocatori di scacchi come di un altro mondo. Scrive che Tal era “totalmente indifferente a qualsiasi forma di tecnologia.

 Inutile dire che non ha mai pensato di imparare a guidare, non ha mai imparato a radersi. Inoltre non portava mai l’orologio. 

Sosonko cita Tal che dice: “Che cos’è? Hai qualcosa che ti ticchetta sul braccio!” 

Sfortunatamente, era anche un alcolizzato e un tossicodipendente. Si è danneggiato bevendo e poi il suo fegato e i suoi reni hanno iniziato a funzionare male e il sollievo dal dolore ha richiesto l’uso della morfina.

 Ricordo di aver visto Tal, non molto tempo prima della sua morte, all’età di 55 anni. Ne dimostrava circa 90. Era un personaggio estremo.

D: Dato che Sosonko lasciò l’Unione Sovietica, ci fornisce informazioni sul sistema sovietico?

R: Riguarda più i giocatori. Riguarda la straordinaria cultura intellettuale di questi giovani brillanti, che in qualche modo si sono concentrati su questo gioco. 

Parla della morte di Tal e di come fu sepolto in un cimitero ebraico vicino alle tombe dei suoi parenti. 

Scrive: “Mi sono chiesto, da dove prendono questi ragazzi provenienti da rispettabili famiglie ebraiche europee, Modigliani, Kafka, Tal, che sono anche simili nell’aspetto, la loro passione totalizzante per l’espressione di sé? Qual è il segreto qui? Non lo so.” 

Quindi non propone una teoria, ma dà il senso della passione che hanno.

 Sosonko dice che scrive, in parte, perché i giocatori stanno morendo o sono morti. Dice che ogni volta, dopo la morte di uno di loro, voleva leggere di loro. “Più tardi, ho capito che quello che volevo leggere su di loro era ciò che sapevo io stesso, ed è per questo che ho scritto questo libro.” È un ottimo modo per dirlo. Il libro è tradotto dal russo, ma scrive magnificamente, meglio di chiunque altro abbia scritto sugli scacchi dell’era moderna.

Un aspetto interessante di questi due libri è che, sebbene Sosonko fosse un giocatore molto forte e un grande maestro, non contengono alcuna mossa. Non ci sono giochi in essi. Sono schizzi puramente biografici. Quindi chiunque non giochi a scacchi ma sia interessato a conoscere le persone che giocavano a scacchi – soprattutto in quel periodo – può sviluppare una comprensione molto profonda di ciò che si trattava, della personalità, dell’emozione e del carattere. Ci sono anche meravigliose fotografie della collezione privata di Sosonko.

D: Infine, hai scelto un romanzo, La difesa Luzhin di Vladimir Nabokov.

R: La difesa Luzhin è di gran lunga il miglior romanzo scritto sui giocatori di scacchi. 

Si occupa di scacchi e follia, che è un argomento intrigante, perché si dice spesso che i grandi maestri di scacchi abbiano una propensione alla follia. Statisticamente probabilmente non è vero, ma comunque la gente pensa a Fischer , pensa a [Wilhelm] Steinitz, il primo campione del mondo indiscusso che impazzì, e ce ne sono stati anche altri, come [Paul] Morphy e [Akiba] Rubinstein. 

Il grande mistero per me, che questo libro tocca, è che si dice spesso che queste persone impazziscono per gli scacchi, quando in realtà potrebbe essere stato il contrario: gli scacchi erano l’unica cosa che impediva loro di uscire dal profondo.

FINE.

 È quando si allontanano dagli scacchi, o cercano di staccarsene, che i loro personaggi si disintegrano. La follia di Fischer, se di questo si trattava, esplose in tutta la sua forza quando abbandonò il gioco. Negli scacchi era sublimemente razionale. Spesso sono persone che possono essere un po’ goffe al di fuori degli scacchi, ma negli scacchi sono completamente equilibrate.

E Luzhin è una di queste persone. Un bambino scontroso e solitario che si rifugia negli scacchi.

Sì, da bambino era impopolare tra gli altri ragazzi. Viene deriso e preso in giro, è scoordinato fisicamente, non sembra avere particolari attitudini. È figlio unico e sua madre riporta un set di scacchi. All’improvviso, è come se un interruttore fosse stato acceso nella sua testa, e il resto del mondo fosse buio. C’è questo lampo di luce e tutto quello che riesce a vedere sono gli scacchi. Per Luzhin, gli scacchi sono molto più vividi della vita stessa.

 È perfettamente a suo agio lì. La tragedia è che la sua fidanzata, di cui non viene mai nominato il nome, pensa che lui sia una persona meravigliosa e che se solo riuscisse a allontanarlo dal suo gioco malvagio e malvagio, starebbe bene. 

Ma ovviamente non riesce a vedere alcun significato nella vita al di fuori degli scacchi. 

C’è una fine terrificante nel libro, quando si lancia dalla finestra della sua camera d’albergo e cade a terra, e il pavimento sottostante è piastrellato con quadrati bianchi e neri. 

Sembra una liberazione meravigliosa: sta entrando in un mondo familiare e questo lo accoglie.

Vladimir Nabokov

D: Vladimir Nabokov stesso era un buon giocatore di scacchi?

R: Sicuramente giocava a scacchi. Non so quanto fosse forte. Penso che abbia composto problemi di scacchi, che è un intero regno degli scacchi più vicino alla matematica pura di quanto lo sia giocare a scacchi. 

Naturalmente era russo, anche se era un emigrato. 

Sicuramente comprendeva molto bene il fascino degli scacchi, motivo per cui il suo libro è così bello. È anche, ovviamente, uno scrittore fantastico.

 Questo è uno dei suoi primi romanzi, i più famosi li ha scritti più tardi, ma è un libro meraviglioso, immensamente potente.

C’è un passaggio meraviglioso nel libro, che mostra che ci sono problemi con gli scacchi stessi per il cervello umano. Luzhin sta giocando una partita del campionato del mondo e si accende una sigaretta – erano i tempi in cui ancora si poteva fumare durante le partite – e mentre riflette sulla mossa lascia il fiammifero acceso e si brucia per sbaglio. 

Nabokov scrive: “Il dolore passò immediatamente, ma nell’intervallo ardente vide qualcosa di insopportabilmente fantastico, l’orrore completo delle abissali profondità degli scacchi”.

 Il che è vero perché le variazioni sono insondabili. Il computer ha fatto moltissimo, ma non ha risolto il problema, e probabilmente non lo farà mai. Quindi pensi che stai combattendo con un’altra persona, ma in realtà c’è qualcosa di molto più potente contro cui stai combattendo, ovvero gli scacchi stessi. 

E gli scacchi stessi, a quanto pare, vinceranno sempre.

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