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Torneo delle ore 15:00, sabato 11 luglio 2020 ….
Cadenza 10 minuti, sistema Svizzero su chess.com.
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Il deliberato tentativo di indurre l’avversario a commettere un errore è conosciuto con il nome di trappola. Allettiamo l’avversario a giocare una continuazione interessante, o quanto meno naturale, perché ne abbiamo già previsto la confutazione.
L’argomento del giocare sulle trappole è poco considerato nella letteratura scacchistica, che di solito preferisce focalizzarsi sul come non cadere nelle trappole e sul come evitare mosse che abbiano una confutazione non palese. Secondo me, quest’ultimo è un problema leggermente diverso, a cui è dedicato il primo capitolo di questo libro. La maggior parte degli esercizi che abituano lo studente a fare attenzione alle risorse dell’avversario, sviluppano anche l’abilità di riconoscere le trappole. Adesso, invece, ci occupiamo dell’arte di preparare le trappole, che è molto più difficile. Dobbiamo capire non solo la linea di pensiero dell’avversario e che cosa vuole fare, ma al tempo stesso dobbiamo cogliere il punto debole della sua idea, che ovviamente non salta subito agli occhi (altrimenti non ci sarebbero le basi per contare su un errore).
E’ chiaro che tutto ciò è realizzabile solo da giocatori dotati di acuta visione tattica.
Inizierò con un vecchio episodio di un giocatore di spicco che cade in una trappola tesagli da un dilettante (va detto che all’epoca il primo dei due stava muovendo i suoi primi passi nell’arena internazionale).
Middleton-Rubinstein
– Germania 1905 –
Dopo la mossa che il Nero sta per fare: 24…♜fd8, il pedone dovrà essere difeso con 25.♖hd1.
Quindi la mossa giocata in partita, 24.♖e1!? sembra strana, e avrebbe dovuto mettere in guardia l’avversario. Rubinstein invece non percepì il pericolo e proseguì con il suo piano, che è proprio ciò su cui contava il suo astuto avversario.
24…♜ fd8?
24…b5! è inderogabile, e se
25.a4, allora 25…♜ b8 seguita da …♜ b6, oppure 25…c4!?
25.♘xe6 ♚xe6
26. f4!
Ecco che si svela l’idea dietro la “misteriosa” mossa di torre: non si può fare 26….exf
27.♗c4# perchè il cavallo è inchiodato !
Per indurre l’avversario a sbagliare, spesso ci vuole un’esca: una facile (e a prima vista gratuita) opportunità di ottenere un vantaggio materiale o posizionale.
Collegamenti utili
Con l’avvento dei computer e in particolare dei motori di analisi, gli scacchi stanno diventando sempre più concreti poiché i giocatori fanno molto affidamento, per le loro scelte, sulla analisi approfondita di varianti complesse. Prendere decisioni basate su ciò che io chiamo “ragionamento logico” è passato in secondo piano soprattutto per i giovani giocatori che vogliono calcolare con la forza bruta.
Come allenatore percepisco un cambiamento allarmante nell’approccio al gioco tra i giocatori più giovani… Prendono decisioni dopo uno sforzo intenso, calcolando centinaia di varianti in quasi tutte le partite. Grazie a questo approccio i giovani giocatori sono anche in grado di risolvere molte sfide importanti, ma essi dovrebbero includere anche la logica e il buon senso, supportati da una solida conoscenza dei principi fondamentali. Per prendere decisioni alla scacchiera un buon giocatore di scacchi fa uso sia di varianti concrete sia di ragionamenti logici. La struttura della posizione dovrebbe suggerirci quali tipi di mosse si dovrebbero cercare.Una posizione tagliente dovrebbe indurre i giocatori ad effettuare mosse attive, mentre in una posizione più tranquilla, i giocatori dovrebbero cercare di manovrare i pezzi, indipendentemente dal fatto che generalmente preferiscano giocare “attivamente” o “strategicamente”…
Per giocare bene dal punto di vista posizionale è essenziale avere una conoscenza pratica dei principi fondamentali degli scacchi a propria disposizione, da utilizzare in diverse circostanze. Dovremmo conoscere i principi per giocare con una buona struttura di pedoni, per sfruttare le case e i pedoni deboli oppure per sfruttare per esempio, l’alfiere cattivo dell’avversario, giocare con la coppia degli alfieri, gestire i pezzi minori nel finale, vincere con un pedone passato, condurre attacco e difesa, ecc. ecc.
Abbastanza spesso accade che dopo aver giocato una partita difficile in un torneo, mostriamo la partita ad un giocatore più forte, che ci suggerisce immediatamente miglioramenti che non avevamo nemmeno sospettato. Come fa? Cosa vede che noi non vediamo? Come può calcolare e scartare le mosse irrilevanti così rapidamente?
Dobbiamo imparare a identificare le mosse importanti e a prendere in considerazione fattori specifici durante la valutazione di una posizione. Non solo un giocatore più forte vede di più, ma sembra anche trovare le mosse migliori con meno tempo e con meno sforzo. Va al cuore della posizione e ne trae una soluzione appropriata. Le regole sono le stesse per tutti, ma il giocatore più forte valuta e decide in modo diverso !
Queste erano alcune delle tante idee che mi giravano per la testa quando ero un giocatore in crescita. In questo libro condivìderò con voi come ho affrontato queste domande e le conclusioni a cui sono arrivato.
Stranamente, le risposte alle domande non sono così importanti quanto lo sono invece le domande stesse, pensarle, trarre le proprie conclusioni, imparare dalle esperienze degli altri e provare ad applicare questi principi alle proprie partite. Questo potrebbe sembrare illogico, considerando il fatto che la maggior parte dei principi chiave scacchistici, se non tutti, sono stati più o meno trovati, o almeno, questo è ciò che tutti credono.
Si pone la domanda:
Se i principi guida sono già noti, perché mai dovrei ripensarli? Non posso semplicemente applicarli alle mie partite e raccoglierne i frutti?
I principi scacchistici ci dicono cosa dovrebbe essere fatto alla scacchiera in determinate situazioni. CI aiutano a decidere cosa è più importante in una data posizione. Affinché questi principi diventino una parte automatica del processo mentale, un giocatore non può semplicemente conoscerli a livello teorico; deve capirne la base [cioè le idee che sono dietro, n.d.r]…
Questa comprensione deriva dalla esperienza personale nell’applicare questi principi durante le partite e nella preparazione. Seguire il principio giusto al momento giusto e anche sapere quando occorre rompere le regole al momento opportuno, è il segno distintivo di un professionista esperto. I principi ci guidano, indicandoci una direzione, ma dovremmo renderci conto che ci saranno eccezioni alle regole e che dobbiamo affrontare ogni posizione con occhi nuovi per trovare la nostra strada nella giungla scacchistica.
Seconda domanda:
Cosa ci vuole per essere un buon giocatore di scacchi?
Questa domanda implica molti aspetti e non possiamo dare una risposta univoca adatta a tutti i casi. Un buon giocatore dovrebbe ovviamente avere il talento e la attitudine di base per il gioco, una buona conoscenza dei vari principi e la abilità di applicarli alla scacchiera. Ha analizzato le partite più importanti e ha la capacità di imparare dai propri errori. La sua intuizione viene dalla esperienza e dalla conoscenza e dedica il tempo e gli sforzi necessari per studiare il gioco. Un buon giocatore di scacchi ha la umiltà di accettare i propri difetti, ma trova la determinazione per superarli. E’ motivato a migliorare.
Ha fame di successo e punta sempre più in alto. La lista suddetta non può ovviamente essere completa. Ci sono molti altri attributi necessari per diventare un forte giocatore di scacchi, ma abbiamo una buona idea di alcuni di questi requisiti. La parte difficile non è studiare gli scacchi, bensì avere la giusta mentalità e la attitudine per imparare.
Tratto dal libro “LOGICA SCACCHISTICA VINCENTE”
di GM RAMESH RB
Edizioni LE DUE TORRI.
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