- I La leggenda dei due cavalieri e della dama: cosa racconta davvero la tradizione
- II Dal Medioevo al palcoscenico: come nasce la Partita a Scacchi Viventi moderna
- III Il rito di settembre oggi: cosa vede il pubblico e cosa significa per la città
- IV Fatti, miti e curiosità utili: come raccontare Marostica senza confondere storia e leggenda
- V Conclusione

La pietra sotto i piedi è fredda anche a settembre. In Piazza degli Scacchi le luci serali disegnano ombre nette sui riquadri bianchi e neri, mentre i tamburi fanno vibrare lo stomaco prima ancora delle orecchie. È un attimo, e ti sembra di essere finito in un’altra epoca.
La Partita a Scacchi Viventi di Marostica è questo: una partita reale, giocata su una scacchiera grande quanto una piazza, con pezzi interpretati da persone in costume. Molti la chiamano “medioevale” perché la storia che la racconta nasce in un tempo di castelli, onore e sfide. Però la verità è più interessante dei miti facili: è un intreccio tra una leggenda ambientata nel Quattrocento e una tradizione moderna, costruita nel Novecento e poi diventata rito collettivo.
Qui trovi una linea del tempo chiara, senza togliere magia al racconto.

La leggenda dei due cavalieri e della dama: cosa racconta davvero la tradizione
La trama è semplice, e forse per questo funziona. Due giovani guerrieri (spesso nominati come Rinaldo da Angarano e Vieri da Vallonara) si contendono la mano di Lionora, figlia del signore locale. La soluzione “classica” sarebbe un duello. Sangue, vendetta, famiglie spaccate. Invece il potere decide di cambiare le regole: niente lame, si gioca a scacchi. Vince chi sa pensare, non chi colpisce più forte.
Questa storia è diventata il cuore narrativo della manifestazione. La città la ripete come una fiaba civile, una di quelle che insegnano qualcosa senza fare la morale. Una versione molto diffusa colloca il fatto nel 1454; trovi il racconto, con nomi e contesto, anche nella pagina dedicata a Marostica, il borgo degli scacchi.
La cosa importante, quando si parla di “vera storia”, è distinguere tra due piani:
- Racconto tramandato: la leggenda come memoria condivisa, ripetuta e arricchita nel tempo.
- Prove storiche: documenti che registrano un evento preciso, in una data precisa, con testimoni e atti.
Non serve essere cinici per capirlo: una leggenda può essere vera “nel senso” anche se non è una cronaca firmata e timbrata.
Scopri di più da A.S.D. LA TORRE -
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.








