Una scacchiera non è mai soltanto un quadrato diviso in sessantaquattro case. Basta osservare un pedone che avanza da solo per sentirci una promessa, oppure una condanna.
Se il gioco degli scacchi fosse una favola, racconterebbe di un regno assediato, di sovrani fragili e di figure minori capaci di cambiare il destino. Ogni partita avrebbe un narratore diverso, ma la morale resterebbe severa: il potere senza misura prepara la propria caduta.
Punti chiave
- La favola degli scacchi trasforma i pezzi in personaggi con desideri, paure e doveri.
- Il pedone è il protagonista inatteso, perché può raggiungere l’ultima fila e mutare natura.
- Re e regina raccontano il peso del comando e della responsabilità.
- Una partita mette in scena scelta, sacrificio, errore e memoria.

La favola degli scacchi: il gioco degli scacchi come viaggio
C’era una volta un re che possedeva una corona, ma non poteva correre. Viveva al centro di un piccolo paese quadrato e ogni suo passo era controllato. Attorno a lui stavano una regina impaziente, due torri silenziose, due alfieri che vedevano il mondo in diagonale e cavalli capaci di saltare gli ostacoli.
Il regno non cercava ricchezze. Cercava spazio. Ogni casa conquistata era un campo, un ponte, una stanza del castello. Ogni casa perduta lasciava una crepa nelle mura.

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