Anno: 2020

scacchiuomo

Il binario calcolo-logica

 

Introduzione

Sotto certi aspetti giocare  a scacchi è come guidare un treno sui due binari del calcolo  e della logica. Anche se gli scacchi con l’avvento dei computer, stanno diventando sempre più concreti, credo ci sia ancora molto spazio per trovare le mosse migliori con l’ausilio di una buona comprensione e con la logica. In teoria il calcolo dovrebbe giustificare il pensiero logico di un giocatore. In questo libro ci concentreremo nel tentativo di capire il gioco e i vari concetti su cui si fonda, usando la logica  e il buon senso.Ogni ambito scacchistico ha il suo insieme di principi importanti che ci dicono come gestire un determinato aspetto della posizione.Per esempio, gli alfieri sono buoni in posizione aperta, le torri stanno bene sulle colonne aperte, ecc. ecc.

Questi sono principi semplici autoesplicativi facilmente comprensibili e relativamente facili da applicare nella pratica. Ma ci sono altri principi più complessi che sono di difficile applicazione nelle nostre partite. Per capire questi principi e e usarli nelle nostre partite dobbiamo far sì che diventino parte integrante del nostro processo mentale ed avere una totale fiducia in essi.

Per esempio, diciamo : “Talvolta è una buona idea sacrificare un pedone per avere i pezzi più attivi”. Conoscere questo principio e capire la logica su cui si fonda è abbastanza semplice, ma se non siamo fermamente convinti di questo principio sarà veramente difficile, in una partita vera, cedere un pedone  “solo” per attivare un pezzo.

La domanda ora è : come si passa dalla semplice conoscenza teorica di un principio ad avere una convinzione profonda nel principio stesso ? La risposta è : applicandolo nelle proprie partite. E’ imperativo che un giocatore applichi con successo questi principi nelle sue partite  e nella sua formazione. Solo questo gli darà completa fiducia nel principio, al punto che questo diventi una parte integrante del suo processo di pensiero. Più facile a dirsi che a farsi. In  pratica, i giocatori hanno spesso difficoltà  a cambiare abitudini, a compiere quel salto di fede e ad attuare un piano audace.Consiglio vivamente ai lettori di sperimentare direttamente il processo di ragionamento logico qui proposto, piuttosto che conoscere la teoria e non applicarla nella pratica. Serviranno pazienza e uno sforzo costante per un lungo periodo, per diventare un giocatore di scacchi di successo. In questo libro cercheremo di capire la posizione, trovare le mosse adatte e analizzarle usando la logica come strumento chiave, Non analizzeremo posizioni che richiedono un calcolo profondo, attacchi con sacrifici o mosse concrete. Prima di addentrarci nel libro, vediamo come dovremmo studiare gli scacchi  a casa.

Ho notato che la maggior parte dei giocatori, anche a livello di Maestro Internazionale, tende a credere che analizzare le partite sia sufficiente di per sé a migliorare le proprie capacità. Sfortunatamente non è così. Quando studiamo le partite acquisiamo familiarità con alcuni modelli relativi a quelle posizioni. Ma non stiamo migliorando le nostre capacità analitiche e di risoluzione dei problemi, che sono essenziali per essere un forte giocatore.Quando guardiamo partite di altissimo livello dovremmo sempre trovare la mossa a mente, utilizzando da 30 secondi a cinque minuti per ogni mossa (a meno che la mossa non sia forzata, nel qual caso la nostra scelta sarà più rapida). Se riteniamo che la posizione richieda più impegno, potremo studiarla con analisi più approfondite in seguito.

 

Pensiero concreto vs intuito

Nelle scelte dei giovani giocatori possiamo osservare due approcci antitetici per trovare una soluzione in una posizione: o il giocatore si affida troppo al calcolo concreto oppure opera in modo intuitivo, senza eseguire i necessari controlli per assicurarsi che la posizione sia sicura.

Con l’avvento dei computer gli scacchi sono diventati più concreti: aperture valutate negativamente sono ridiventate popolari; posizioni considerate rischiose sono diventate giocabili. Una volta i Grandi Maestri arrestavano l’analisi ad un certo punto, valutando la posizione leggermente migliore per il Bianco o per il Nero, oppure pari. Ma, oggi come oggi, quasi tutti usano un motore di scacchi prima di esprimere un giudizio su qualsiasi posizione.

Nell’era di Kasparov, si faceva più affidamento sul conseguimento di un vantaggio in apertura. I giocatori preferivano posizioni ben analizzate a casa in cui le cose erano chiare.Evitavano posizioni sconosciute nella fase iniziale e giocavano meno finali. In molti finali interessanti, i giocatori si accordavano improvvisamente per la patta. L’attenzione era chiaramente indirizzata ad ottenere un vantaggio sin dalla apertura. Non riuscendo  a farlo, molti giocatori preferivano evitare di proseguire la battaglia in un medio-gioco equilibrato e accettavano la patta, per poi tornare a casa e continuare ad analizzare con il motore per trovare un vantaggio in una data apertura. Inizialmente questo approccio funzionò bene per molti giocatori. Per un periodo di tempo i Grandi Maestri che iniziarono ad usare questo sistema per la preparazione delle aperture, raccolsero una grande varietà di conoscenze teoriche. Molte linee che erano note per avere chiare confutazioni divennero improvvisamente poco chiare, con l’aiuto della analisi del computer. Poi sorsero nuovi problemi. Man mano che i motori cominciavano a divenire sempre più veloci e il software diventava sempre più avanzato, le vecchie analisi cominciarono a diventare obsolete; molte posizioni considerate += o persino +/- furono rivalutate come equilibrate. E così per molti top players cominciò la ricerca per trovare il miglior motore tra i tanti disponibili; facevano giocare i computer l’uno contro l’altro per ottenere una “analisi perfetta”….

Tratto da il libro “LOGICA SCACCHISTICA VINCENTE”

di GM RAMESH RB,

Edizioni LE DUE TORRI

 

 

C’era una volta il principiante

scacchi-studio

 

 

Non cercare le mosse ! Prima di tutto trova le idee, le mosse le cercherai dopo !

Il maestro continuava a ripetere queste parole, ma io non capivo. Forse ero troppo inesperto (avevo 16 anni e giocavo da poco più di un mese) o forse ero troppo zuccone per gli scacchi, qualunque fosse la causa il risultato era identico: non capivo !

Che voleva dire con quel “trova le idee ?”. E poi, tutti i miei compagni di circolo quando analizzavano le partite cercavano le mosse più forti, quelle che ti fanno vincere, non le idee.

Pensavo, allora, che gli scacchi fossero una specie di boxe della mente e che per vincere bisognasse semplicemente tirare i pugni più forti. In seguito scoprii che neppure nella boxe si vince, se non hai le idee. Che tiri a fare sventole terribili se l’avversario capisce ciò che vuoi fare cinque secondi prima di te?

Mi convinsi così che per vincere negli scacchi, servisse essere astuti, trovare le mosse sorprendenti, inventare trappole diaboliche e metterle in atto prima che l’avversario comprendesse che cosa avevo in mente. Astuzia, dunque, molta astuzia.

Ma il maestro ripeteva: “Non cercare le mosse ! Trova le idee … !!”

Passava il tempo e credetti di capire che le “idee” del maestro non fossero altro che le trappole e i colpi sorprendenti che tiravo.

Questa volta la convinzione mi durò molto più a lungo, anche perchè adesso avevo cominciato a vincere, e chi vince non cambia il suo cavallo.

Un giorno, però, un vecchio austriaco passò per caso al nostro circolo e vi rimase per qualche tempo. Non era un maestro, era solo un vecchio pensionato che veniva a farsi qualche partita.

Lo invitai a giocare, e con mia grande sorpresa, levò dalla scacchiera una delle sue Torri e spinse di un passo il pedone che stava davanti, dicendo :” Ecco, das spiel essere pari, forse”

Pari?

Mi sentii offeso.

Ero diventato abbastanza bravino, ero persino arrivato secondo al torneo sociale per juniores …e costui mi dava una Torre di vantaggio ?

Beh, desideravo dare una lezione alla sua presunzione e accettai il gioco.

La lezione la presi io. Avremo giocato almeno cinque partite e, nonostante la Torre in più, non ne vinsi neppure una. Giocammo ancora nei giorni seguenti, e mai riuscii a vincere. L’ultimo giorno (io non sapevo però che sarebbe partito), afferrò uno dei miei Cavalli e disse nel suo pessimo italiano: “Tu metti lì cavalo e indicò la casa f3, “Perchè tu fai ?”

Non capii bene la domanda e diedi la risposta che mi pareva più naturale: “Beh, nel gioco piano il Cavallo va in f3”. Possibile che non lo sapesse ?

Lui ripetè la domanda e io gli mostrai le mosse iniziali del gioco piano : 1. e4 e5 2 2. Cf3 Cf6,3. Ac4, ecc. ecc.

Il vecchio non si diede per vinto e ripetè per la terza volta :”Perchè tu metti lì cavalo?”

“Perchè attacco il tuo pedone”, risposi un pò bruscamente, cominciavo a seccarmi della sua insistenza.

“Ma io difendo pedone e tu non cattura”. Perché dunque cavalo lì?”

“Perchè…perchè…” mi resi conto che non lo sapevo. Già. Perchè mai attaccare un pedone che sarà difeso? D’accordo, attacco un pedone e sviluppo un pezzo, ma la stessa cosa la fa il Nero, e dunque?

Il vecchio austriaco sorrise, era la prima volta che lo faceva dopo vari giorni che lo frequentavo, aveva un viso da indiano sioux e le decine di rughe si mossero tutte insieme: “Quando tu capisci perchè cavalo lì, tu capisci schachspiel !”

Se ne andò e non lo rividi mai più.

Capii allora che nel circolo c’erano vari personaggi: il MAESTRO, il PRINCIPIANTE, il PRATICO e l’ALLENATORE.

Il Maestro sa perchè il Cavallo va lì, ma non sa spiegartelo, il PRINCIPIANTE non lo sa, il PRATICO crede di saperlo, ma solo l’ ALLENATORE te lo fa veramente capire.

Il vecchio austriaco era un allenatore, probabilmente inconsapevole. Non mi ha ripetuto, come ha fatto il MAESTRO, un principio assoluto, un dogma.L’ALLENATORE mi ha posto una domanda e me l’ha continuata a ripetere finchè essa è penetrata in me e mi ha svuotato di tutte le mie sicurezze.

Adesso ero pronto per apprendere.

(da “LA BATTAGLIA DELLE IDEE NEI GIOCHI APERTI” di Renato Clementi)

 

white and black chess pieces on a chess board

Tabellone Torneo lampo 8 febbraio 2020

Tabellone dei risultati

Sabato 8 febbraio 2020 si è disputato l’open lampo vinto con otto punti su nove, dal nostro presidente Alberto Laricini, a cui vanno i nostri Complimenti più sentiti !!

Secondo posto ex-aequo per Alfio Tavasci e Mhamed Barket, con 7 punti su 9.