Mese: Giugno 2022

Scacchi e aggressività

Oggi farò un discorso sulla seguente tematica: gli scacchi generano davvero cattiveria e aggressivitá?

Se la risposta è sì, che possiamo fare per correggere questo lato del comportamento umano?

Perdere

Nel giocatore di scacchi esiste un netto contrasto tra l’incertezza febbrile e intensa concentrazione quando deve muovere e le oziose divagazioni quando la mossa tocca all’avversario. Tutto questo in uno stato di tensione permanente. Non c’è quindi da meravigliarsi che molti giocatori si lamentino che il gioco degli scacchi li rende ‘nervosi’, e molti smettono di giocare perché giudicano insopportabile questa tensione.

Mentre da un lato l’Ego del giocatore reprime e intellettualizza la propria aggressività (negli scacchi non vengono scambiati colpi né reali né simulati), dall’altro questa trova nel gioco stesso una certa dose di gratificazione.
Non ci si aspetterà quindi che il giocatore di scacchi sia un tipo psicologico passivo-dipendente. Anzi, saprà trovare numerosi sbocchi alla propria aggressività, e tali sbocchi saranno anch’essi secondo linee di comportamento socialmente accettabili.
Se ne può dedurre che gli esperti di scacchi potranno aver successo anche in altri campi, come infatti succede.
Invece nel tipo psicologico passivo-dipendente, la situazione può aggravarsi. Chi fa dipendere tutto dal risultato di una partita, può essere paragonato ad una bomba a orologeria.
Facilmente costui potrà scatenarsi in invettive, in comportamenti poco corretti, in esagerate e plateali proteste e anche prodursi in polemiche sterili di fronte ad una sconfitta a tavolino.
Arrivare a saper accettare la sconfitta, è un traguardo importante anche esso in termini di consapevolezza e di crescita morale. La propria personalità viene plasmata, nel senso che diventa più matura, ponderata e morigerata nel giudizio. Se qualcuno ritiene invece, dopo aver perso una partita, che la propria autostima venga tristemente ridimensionata oppure stravolta, significa che ha un Ego troppo forte, che non può fare altro, invece, che riflettere seriamente sulla limitatezza delle capacità umane (in senso generico) perché necessariamente dovrà fare i conti con la esistenza di tale limitatezza umana. Le emozioni in un animo puerile e soprattutto in una mente poco umile, poco incline a subire critiche, possono sfociare in un fiume di aggressività (verbale o fisica) e palesare problemi anche gravi di genere psicologico. La sfera affettiva-umorale è molto importante per trovare il proprio equilibrio psico-sociale. Il gioco degli scacchi può essere terapeutico se improntato in questa direzione : fare crescere e fare maturare le menti più immature e più “chiuse”. Quando si diventa consapevoli che esiste anche l’ Altro, che non esiste solo il bisogno e la motivazione propri dell’ Ego, si può notare la crescita anche della capacità di autocontrollo. Quando si inizia a studiare gli scacchi umilmente, si ottiene una serie di vantaggi: si impara dalle sconfitte più che dalle vittorie, addirittura, in molte occasioni di gioco. Naturalmente non è tutto così naturale né così ovvio.

Nessuno cresce personalmente, se non si impegna in prima persona a farlo. Una partita a scacchi è simile ad una prova di resistenza nervosa, durante la quale le proprie risorse intellettuali e le proprie conoscenze teoriche e tecniche, risultano determinanti per lo scopo di vincere un punticino.

Più importante di questo punticino, però, c’ è qualcosa di diverso : la propria autostima viene aumentata anche dal fatto di sapersi arrendere con garbo e con un bel sorriso autentico, poiché è naturale e corretto nei confronti della persona che ci sta di fronte alla scacchiera, ammettere che ha saputo giocare meglio.

Scuse e alibi vari, non dobbiamo cercarne proprio.
Ricordiamoci questo assunto:
Poiché nel gioco degli scacchi non esiste il minimo elemento di casualità, la vittoria è il risultato dei propri meriti e la sconfitta è il risultato dei propri errori. Invocare il Padreterno e dare la colpa a questo o a quell’ altro episodio della partita, non fanno crescere nessuno.

In questo senso possiamo dire che da una sconfitta si può imparare moltissimo. Nei tornei agonistici, tale ragionamento non sembra essere nemmeno preso in considerazione.

Nei tornei si pensa solo a vincere. Penso alla assurdità di certi giocatori, nei corridoi dei circoli di scacchi, mentre camminano ansiosamente e con i nervi tesi, con animo inquieto si preparano ad affrontare partite di torneo, senza nemmeno osare guardarsi in faccia.

Costoro pensano a vincere le partite e a fare una buona prestazione.

Per loro gli altri non esistono proprio.

Cito il seguente versetto 18 del Corano:

“Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso.﴾وَلَا تُصَعِّرْ خَدَّكَ لِلنَّاسِ وَلَا تَمْشِ فِي الْأَرْضِ مَرَحًا ۖ إِنَّ اللَّهَ لَا يُحِبُّ كُلَّ مُخْتَالٍ فَخُورٍ18”

E ancora:

Filippesi 2:3

“Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso”.

Eppure qualche vittoria alla scacchiera, costituisce un pericoloso antecedente: si crede di essere diventati invincibili o comunque molto forti scacchisticamente, si crea e si rinforza pure una esagerata autostima.

Ma, come sostiene il libro di Ecclesiaste nell’ Antico Testamento, è tutto una Vanità.

“Vanità delle vanità – dice Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme – tutto è vanità”…

Chi accresce il sapere, aumenta il dolore “.

(dal sacro Libro di Ecclesiaste 1)

Noi tutti sappiamo che psicologicamente un Ego pronunciato, è facilmente foriero di guai e di problemi, soprattutto di problemi nelle relazioni sociali. In generale il proprio comportamento diventa facilmente cattivo, aggressivo.
Dopo una vittoria, tenere i piedi per terra diventa più difficile.

Così si spiegano i cicli di prestazioni sportive che presentano alcune serie di alti e bassi spaventosi.Infatti le emozioni giocano un ruolo di fondamentale importanza durante il processo decisionale, interferendo con il pensiero razionale.

Non giochiamo solamente contro un avversario fisico che sta di fronte a noi alla scacchiera, giochiamo sempre o quasi sempre anche contro le nostre stesse emozioni.

divisore
scacchi-che-passione

Il “flusso continuo e discontinuo”

Il fattore umano – ovvero l’incapacità del cervello di processare oltre un certo numero di informazioni in un tempo dato – negli scacchi è molto variabile. L’illusione di “flusso continuo”, si ha quando una sequenza di idee si presenta inscindibile, alla nostra intelligenza. Nel caso del cinema, non credo ci sia una differenza apprezzabile tra il numero di immagini (fotogrammi) per secondo distinguibili tra un adulto ed un altro. Ma nel caso degli scacchi invece ci sono grandi differenze soggettive, e dipende sia dalla forza e dalla esperienza del giocatore sia anche da una soggettiva capacità individuale di processare le informazioni, poiché il ragionamento scacchistico si compone di “tronconi”.

I giocatori più forti (con maggiore esperienza o con maggiori conoscenze) riescono a inserire più informazioni in ciascun troncone di ragionamento.

La nostra memoria a breve termine, riesce quindi a gestire o manipolare non più di sei o sette “tronchi” per volta; ciò spiega perché giocatori diversi possono avere una ben diversa padronanza della stessa posizione.

Certe posizioni alla scacchiera, richiedono un ragionamento superiore rispetto ad altre. Affinché una sequenza di mosse appaia alla mente dell’osservatore come un “flusso continuo” ci deve essere un contenuto maggiore di quello che la memoria a breve termine dell’osservatore riesce a padroneggiare in un solo momento. L’effetto di “flusso continuo” si ottiene solo se la posizione data raggiunge questo traguardo. Più avanti faremo degli esempi. Le idee stimolate dalla posizione devono scorrere, proprio come la pellicola di un film con i suoi fotogrammi, attraverso la nostra coscienza (saturando a più riprese la memoria a breve termine) ad una velocità sufficiente per creare l’effetto di scorrimento continuo.

Il primo esempio, di quanto ora detto, riguarda uno studio di J. Moravec. Ha contenuto sufficiente affinché la maggior parte dei giocatori esperimentino questa sensazione di “flusso” nel procedere cadenzato della soluzione. Solo i solutori più forti riusciranno a cogliere l’intera soluzione come in un tutt’uno.

Il secondo esempio consiste in uno studio di Z. Birnov, del 1947, costruito su una chiusa creata precedentemente dal grande Kasparian – ha un contenuto troppo ricco perché un umano riesca a comprenderla tutto in un solo colpo. E’ uno studio che si può padroneggiare, ma solo come una serie di passaggi mentali, ognuno dei quali può essere ricondotto ad una “sessione” della coscienza, che richiede tempo e concentrazione, ovviamente, ma che alla fine della sessione riconduce ad una serie di nuovi interrogativi.

In un certo senso, ciascuno di questi passaggi della mente forma un “troncone” di pensiero, nel procedere della nostra mente verso la comprensione globale dello studio, ma come detto la nostra mente umana riesce a padroneggiare non più di sei o sette tronconi alla volta, per cui l’esempio dello studio di Z. Birnov che è molto complesso e che richiede una analisi molto profonda per arrivare alla soluzione completa, può mettere a dura prova chiunque.

Esempio n. 1

Studio di J. Moravec

Il Bianco muove e vince

Innanzitutto bisogna sapere che un pedone di vantaggio su colonna di Torre non è sufficiente per vincere, pertanto il cambio in c7 si classifica subito come patta. Ciò è tanto ovvio che difficilmente può costituire un “tronco”: si può scartare la idea del cambio senza occupare uno spazio rilevante nel processo analitico.

Quindi bisogna vedere che la naturale 1. b7 ♚c6 porta ugualmente alla patta, poiché qualsiasi successiva mossa della Torre del Bianco, eccetto ♖d8, permette al Nero di catturare il pedone bianco ♙b7.

Questo è il “troncone” numero uno.

Il troncone numero due consiste nel vedere che il Bianco può sacrificare la Torre per cercare di promuovere il suo pedone.

Infatti, se : 1. ♖d8 ♚xd8 2. b7 ♜b4!

Vedere che questa mossa difensiva, in congiunzione con la seguente del nero, è l’unica a disposizione del Nero per evitare la promozione del pedone bianco costituisce il “troncone” numero tre.

Il Re bianco viene adescato in b4 affinchè c7-c5 arrivi con scacco, per dare il tempo al Re Nero di avvicinarsi.

3. ♔xb4 c5+ 4. ♔b5

I “tronconi” quattro e cinque consistono nel vedere che non c’è bisogno di prendere il pedone Nero, che prenderlo significherebbe andare incontro alla patta e che la mossa 4.♔b5 oppure 4.♔a5 minaccia di vincere dando un sostegno al pedone ♙ b7.

4 …..♚c7 5. ♔a6 ♚b8.

Quest’ultima mossa è forzata, per impedire 6. ♔a7.

Se il solutore dello studio aveva visto prima qualcosa di questo genere, la “corsa” conclusiva dei pedoni costituisce un singolo “tronco” (numero sei).

6. ♔b6 ♟c4 7. ♙a4 ♟c3 8. ♙a5 ♟c2 9. ♙a6 c1=♛ e infine 10.♙a7 # Matto .

Giusto in tempo ! La posizione finale merita un diagramma.

La Donna Nera è lontana spettatrice della esecuzione del suo partner.

Esempio n. 2

Studio di Z. Birnov-Kasparian

Il Bianco muove e vince

Il solutore comincia l’analisi prendendo coscienza dell’equilibrio di materiale e della minaccia di promozione dei pedoni sui due fronti. Permettere al Re Nero di promuovere con scacco chiaramente non è una buona idea. Così, andando per eliminazione di idee, (1. ♖g1 ♚b7) si dovrebbe pervenire alla prima mossa.

Tutto questo procedimento prende almeno un “troncone”.

1.♖g7 +

Un altro processo di eliminazione conduce alla unica buona replica del Nero (troncone due).

1….. ♚b6 !

La promozione con scacco si suggerisce da sé, ma bisogna vedere che non ci sono alternative valide (troncone tre).

2. a8=♘+! ♚a6

Se 2. …♚a5? 3. ♖a7 Matto e se 2. …♚c6? 3. ♖c7 Matto.

In una posizione a dominante tattica è necessaria una grande precisione: assicurarsi che entrambe queste continuazioni portano al matto, prima di andare oltre con il ragionamento analitico, richiede altri due tronconi.

3. ♘c7+ ♚a5

Per dedurre che questa mossa é forzata, il solutore consuma gli ultimi tronconi del primo stadio a sua disposizione : se 3 ….♚b7 4. ♘e6+ ♚b6 5. ♖g1 e il Cavallo controlla g5, oppure se 3. ♚b6 4. ♘d5+ ♚a6 5. ♘b4+ e in entrambi i casi il Bianco se ne esce con una Torre in più.

All’incirca a questo punto, la analisi si deve fare più attenta…. la soluzione richiede più tempo del previsto.

4. ♖g1 ♝g5 !

Secondo stadio. I primi due tronconi consistono nel calcolare, che dopo 4. …♟d5+ 5. ♔b3 il Nero perde e nello scoprire la risorsa difensiva 4. ….♝g5 che in congiunzione con la prossima mossa del Nero, ha lo scopo di attirare la Torre del Bianco in una casa in cui non riuscirà più a controllare il ♟c2. E’ una trappola poco usuale e perciò più difficile da scoprire.

5. ♖xg5+ ♟d5+6. ♖xd5+

Se ora 6. …♚b6 7. ♖b5+ ♚xc7 8. ♖c5+ ♚d6 9. ♔b4 arrestando il pedone. Questa analisi richiede due tronconi di pensiero.

6 …♚a4

Fermarsi sarebbe del tutto normale, concludendo che il Nero ha la patta poiché non si può impedire la promozione del pedone, per giunta con scacco.

Il solutore allora tornerebbe indietro per controllare tutte le varianti precedenti, ed alla fine sarebbe costretto a concludere che la posizione iniziale è patta. Tutto questo processo impiegherebbe un paio di sequenze di sei o sette “tronconi” ciascuna. Se fosse una partita, non si immaginerebbe che il Bianco può vincere, ma essendo uno Studio, dopo vari tentativi, il solutore si dovrebbe riportare in questa posizione e magari gli potrebbe balenare nella mente la prossima mossa.

Dopo averla messa ben a fuoco, passiamo al prossimo stadio (il terzo).

7. ♘b5+ c1=♛+

Le ultime mosse dovrebbero apparire alla mente del solutore in un unico troncone.

8. ♘c3+ ♚a3 9. ♖a5+ ♚b2 10. ♖a2 Matto.

Di nuovo, la posizione finale merita un diagramma

Questa volta la Donna non è spettatrice passiva, contribuisce alla capitolazione del Re Nero occupando una casa di fuga cruciale.

RIEPILOGO

Sebbene entrambi gli Studi si concludano con il matto dopo 10 mosse, quello di Birnov-Kasparian è molto più difficile da risolvere, perché richiede un maggior numero di “tronconi” di riflessione.

Un forte giocatore può risolvere il primo studio con un singolo sforzo di analisi, mentre il secondo richiede diversi periodi, o stadi, di riflessione, dove tra l’uno e l’altro il solutore si ferma, raccoglie i suoi pensieri e riparte per spingersi più a fondo. Entrambi gli Studi creano l’illusione del flusso, mentre le mosse, per loro natura discontinue, si sposano l’una con l’altra a formare un qualcosa che ci pare unitario.

Se il lettore è disposto a compiere uno sforzo intellettuale, troverà che risolvere il secondo Studio gli darà un grado di soddisfazione ben maggiore del primo Studio, grazie al suo più ricco flusso di idee principali e collaterali.

divisore

Come non deve giocare un Grande Maestro

Apertura di Donna [D02]

Szabo – Mariotti

Budapest 1975

1.♘f3 ♞c6 2. ♙d4 ♟d5 3. ♙g3 ♝g4 4. ♗g2 ♟g6 5. ♙c3 ♝g7 6.♕b3

Regola prima : Non portare troppo presto la Donna in gioco, specialmente in case della scacchiera in cui la Donna non abbia futuro.

6 ….♜b8 7. ♘bd2 ♞f6 8. ♙h3

Regola seconda : Non avanzare senza averne necessità, i pedoni dal lato di Re.

8 …..♝f5 9. ♙g4 ♝d7 10. ♘e5 ♟e6

Regola terza : Non cambiare un Cavallo centralizzato con l’Alfiere cattivo dell’avversario.

11. ♘xd7 ♛xd7 12. ♙e3 ♟h5 13. ♙g5

Vedi regola seconda !

13…. ♞g8 14. ♙h4 ♞ge7 15. ♗h3

Regola quarta : Non cambiare l’Alfiere buono.

15 ….♞f5 16. ♗xf5

Regola quinta : Non fare cambi che liberino una casa centrale per un Cavallo avversario

(in questo caso la casa e6)

16 ….♟exf5

Regola sesta : non mettere i tuoi pedoni sul colore del tuo Alfiere.

Regola settima : Non crearti un pedone arretrato su colonna aperta.

17. ♙f4 0-0 18. ♘f3 ♜fe8 19. ♘e5

Regola ottava : nel caso, in una posizione bloccata, tu abbia Alfiere e Cavallo contro Alfiere e Cavallo, ed il tuo Alfiere sia cattivo, evita di cambiare il tuo Cavallo con l’Alfiere avversario, poiché rimarrai con l’Alfiere cattivo contro un Cavallo, cosa che, in genere, aumenta in modo decisivo il vantaggio dell’avversario.

19…. ♝xe5 20. ♙dxe5 ♞d8 21. 0-0 ♞e6

22. ♖d1 ♜ed8 23. ♕c2 ♛c6 24. ♙b3

Regola nona : quando l’avversario minaccia una forte spinta di pedone, tu cerca di diminuirne l’efficacia.

24 ….♟d4 25. ♕g2 ♛xc3 26. ♗d2 ♛d3 27. ♕f3 ♛a6 28. ♙e4

Regola decima : Non ti sottoporre ad inchiodature fastidiose.

28 …. ♛c6 29. ♖e1 ♟fxe4 30. ♕xe4 ♛xe4 31. ♖xe4 ♟c5 32. ♖f1 ♞g7 33. ♙a4

Regola undicesima : Non fare movimenti avventati di pedoni (che non possono tornare indietro).

33….♚f8 34. ♙e6

Regola dodicesima : Quando hai un pedone in meno, evita di cederne un altro se ciò non migliora la tua posizione.

34 …. ♟fxe6 35. ♖c1 ♜bc8 36. ♖c4 ♚e7 37. ♙b4

Regola tredicesima : Se l’avversario ha un pedone passato, evita di regalargliene un altro, specialmente se il pedone si unisce al precedente.

37 ….♟b6 38. ♙bxc5 ♟bxc5 39. ♖e1 ♞f5 40. ♖ec1 ♜d5 e il Bianco abbandona (0-1).

Regola quattrodicesima : nessuno ha mai salvato una partita abbandonando.

divisore