Un lettore chiude il manuale dopo dieci pagine. Non perché gli scacchi siano troppo difficili, ma perché quel testo sembra un muro di varianti. Dall’altra parte, un giocatore guarda una posizione e pensa: “Ok, ma perché quella mossa?”. Se il tuo libro non risponde a quel perché, rischi di perdere anche i lettori motivati.
Un buon libro di scacchi fa tre cose: spiega con chiarezza, sceglie esempi giusti, e parla con una voce riconoscibile. Non serve impressionare; serve accompagnare. Questa guida pratica ti aiuta a scrivere un libro di scacchi che si legge davvero, dall’idea iniziale alla pubblicazione. Troverai scelte di formato, metodi per organizzare analisi e varianti, consigli di stile, e controlli finali per evitare errori che rovinano la fiducia.
Se stai cercando consigli per autori di scacchi, parti da qui: meno confusione, più insegnamento.
Scegli l’idea giusta: che libro di scacchi vuoi davvero scrivere?
Photo by Tima Miroshnichenko
L’errore più comune è partire “dagli scacchi” invece che da un problema preciso. “Scrivo un libro sul mediogioco” suona nobile, ma è un continente. Meglio un’isola. Un focus chiaro riduce le analisi, rende coerente il tono, e ti aiuta anche a vendere nel mercato USA, dove la scelta è ampia e il lettore vuole sapere subito cosa ottiene.
Pensa a un angolo che abbia un confine netto. Esempi concreti (senza trasformarli in un catalogo): “Come scegliere piani contro l’Isolano”, “Finali di torre per chi sbaglia sempre i pedoni”, “Un repertorio pratico contro 1.d4 basato su strutture”. Noti la differenza? Ogni tema ha un lettore in mente e una promessa implicita.
Per farti un’idea del mestiere “da dentro”, può aiutare leggere riflessioni di chi scrive scacchi da anni, per esempio in So you want to be a (chess) writer?. Non per copiare, ma per vedere quali domande si pone un autore serio: a chi parlo, cosa taglio, come guido.
Manuale, raccolta di partite, repertorio o esercizi: pro e contro senza fumo
Ogni formato ha un costo nascosto.
Un manuale di idee (strategie, finali, tattica "per temi") richiede selezione ferrea. La difficoltà non è analizzare, è scegliere cosa lasciare fuori. Una raccolta di partite annotate, invece, chiede un filo narrativo. Le partite devono "parlarsi" tra loro, o sembrerà un album casuale.
Il repertorio d'apertura è spesso il più pesante. Non solo per la quantità, ma perché il lavoro invecchia. Nuove linee, nuovi ordini di mosse, nuove mode. Se scegli questa strada, accetta l'idea di aggiornamenti, o scrivi un repertorio basato su piani e strutture, non su forcing infinito.
Il libro di esercizi è più semplice da leggere, ma più duro da costruire bene. Devi graduare difficoltà, evitare doppioni, e scrivere soluzioni che insegnano davvero, non solo "mossa giusta e basta".
Definisci il lettore come una persona reale, non come un numero Elo
L'Elo è una scorciatoia. Però è una scorciatoia che spesso porta fuori strada. Meglio un profilo umano, quasi come un personaggio.
Scrivi 8 righe su un lettore tipo: età, lavoro, tempo libero, dove studia, cosa sbaglia, cosa lo annoia, che tipo di partita gioca. Poi aggiungi una frase: "Dopo questo libro saprà…". Quella è la promessa unica. Se non riesci a scriverla, il focus è ancora troppo largo.
Questa scelta cambia tutto. Se il tuo lettore studia sul treno, i capitoli devono chiudersi in 10-15 minuti. Se gioca blitz online, servono "mosse faro" e piani rapidi. Se prepara tornei, vuole anche linee pratiche e riferimenti.
Progetta la struttura: dal caos delle analisi a capitoli che scorrono
Una mappa mentale che mostra come organizzare un capitolo in modo ripetibile, creata con AI.
All'inizio avrai file PGN, note sparse, screenshot, linee annotate a metà. È normale. Il punto è trasformare quel materiale in una scaletta che "respira". Un libro di scacchi non è un database stampato. È un percorso.
Un modello di capitolo replicabile ti salva settimane. Funziona per aperture, mediogioco, finali e tattica, perché il lettore ama riconoscere un ritmo. Anche se cambia il tema, vuole sapere dove sta andando.
Se vuoi confrontare idee su impaginazione e chiarezza, è utile vedere discussioni pratiche come tips for layout improvement. Leggendo i problemi che infastidiscono i lettori, capisci cosa evitare prima di impaginare 200 pagine.
Una scaletta che regge: obiettivo del capitolo, idee chiave, poi esempi
Una struttura semplice, ripetuta bene, batte una struttura "originale" ma confusa.
Apri ogni capitolo con: "Cosa impari qui" in tre righe. Subito dopo, dai 2-4 idee chiave in prosa, con una regola o un'immagine mentale. Solo allora entra negli esempi, guidando il lettore come faresti a lezione: prima il concetto, poi la posizione.
Chiudi con un mini-riepilogo, oppure con 2 esercizi collegati. Non servono dieci puzzle. Ne bastano pochi, ma scelti con cura.
Se un capitolo cresce senza un punto di arrivo, il lettore si perde anche se le mosse sono corrette.
Per evitare capitoli "a fisarmonica", decidi in anticipo cosa non coprirai. Scrivilo in una riga nelle tue note. Ti farà da guardrail.
Pacing e leggibilità: quando fermarti con le varianti
Le varianti vanno usate come un evidenziatore, non come una colata di cemento.
Taglia senza pietà le linee che non cambiano la valutazione o non insegnano nulla di nuovo. Se due rami portano allo stesso piano, tieni quello più comune. Metti le deviazioni in note brevi, una o due frasi. Il lettore vuole capire il piano, poi memorizza ciò che serve.
Un trucco efficace è scegliere 1-2 "mosse faro" per posizione. Spiega perché sono candidate naturali. Quando il lettore rivede la posizione, si ricorda la luce, non ogni passo.
In più, cura i finali di sezione. Una frase di chiusura aiuta: "Qui l'idea non è vincere subito, ma fissare la debolezza in d6". Sembra poco, ma guida la memoria.
Analisi e commenti che insegnano: il cuore del tuo libro di scacchi
Un autore al lavoro tra scacchiera e appunti, mentre trasforma analisi in spiegazioni, creata con AI.
Qui si decide la qualità percepita. Un libro può avere ottime idee, ma commenti freddi e interminabili lo rendono ostile. L'obiettivo è far capire cosa conta in posizione: case, pezzi attivi, struttura pedonale, sicurezza del re, tempi.
Il lavoro "invisibile" è controllare errori e incoerenze. Un refuso in una variante chiave rompe la fiducia più di un capitolo mediocre. Per questo conviene adottare una routine, anche se scrivi la sera dopo il lavoro.
Per affinare la tua capacità di annotare in modo utile, guarda spunti come The Improving Annotator. L'idea di fondo è semplice: annotare non è descrivere mosse, è spiegare decisioni.
Dal database alla pagina: come scegliere partite e posizioni che valgono spazio
Non scegliere solo "partite bellissime". Scegli partite che insegnano.
Cerca svolte chiare: un cambio piano, un sacrificio posizionale, un finale che diventa tecnico, un attacco che nasce da un dettaglio. In più, includi errori istruttivi. Il lettore si riconosce negli errori, non nella perfezione.
Evita esempi troppo rari. Una trappola che appare una volta su mille è divertente, ma non costruisce competenza. Meglio una posizione tipica che torna spesso. Ancora meglio, una piccola "serie" di posizioni simili: stessa struttura, piani diversi. A quel punto il concetto si stampa.
Quando selezioni, chiediti: questa pagina cambia il modo in cui il lettore giocherà domani? Se la risposta è no, taglia o sostituisci.
Motore sì, ma con giudizio: come evitare analisi fredde e inutili
Il motore è un correttore, non un narratore. Usalo per controllare, non per scrivere al posto tuo.
Una routine pratica, che funziona anche con poco tempo:
- Annota a mente: scrivi piani, candidate moves, timori, senza engine.
- Verifica con il motore: controlla tattiche, risorse difensive, ordini di mosse.
- Riscrivi in linguaggio umano: spiega il perché prima del numero.
Quando trovi alternative, scegli quelle sensate per il tuo lettore. Se apri dieci rami, nessuno chiude. A volte basta dire: "Anche 18...Qc7 era giocabile, ma lascia il Re più esposto dopo g4". È una frase utile, non un albero infinito.
Se vuoi inserire valutazioni, usale come semafori, non come destino. Il lettore non compra "+0,7". Compra un piano che capisce.
Stile, diagrammi e impaginazione: fai vedere la scacchiera al lettore
Una pagina con diagramma ben leggibile e note chiare, come modello di presentazione, creata con AI.
Un libro di scacchi si legge spesso stanchi, la sera, o tra una partita e l'altra. Quindi lo stile deve essere gentile. Non "semplice" in senso povero, ma pulito. Una sola idea per frase, e una sola idea per paragrafo quando puoi.
Scegli una notazione coerente (algebrica standard), e non cambiare simboli a metà. Se usi "!" e "?", spiegali all'inizio. Se usi termini d'apertura, scrivili sempre uguali. Piccole incoerenze creano frizione.
Se lavori anche su un corso digitale oltre al libro, le linee guida di piattaforme come Chessable Course Creation Guide danno spunti su chiarezza, standard editoriali e gestione delle varianti. Non devi pubblicare lì per imparare dal loro approccio.
Scrivi come parli a un allievo: frasi brevi, idee una per volta
Immagina un allievo davanti a te. Se lo sommergi di dettagli, ti chiede di ripetere. Il libro deve prevenire quella richiesta.
Definisci un termine la prima volta che appare. Poi usalo con naturalezza. Evita periodi lunghi con quattro subordinate. Meglio due frasi brevi, con un "perché" chiaro.
Ogni tanto inserisci segnali visivi in parole, senza esagerare: "Punto chiave: …" oppure "Errore tipico: …". Funzionano come cartelli stradali.
Un trucco semplice è rileggere ad alta voce un paragrafo tecnico. Se ti manca il fiato, è troppo lungo. Se inciampi, è contorto. Correggi prima che il lettore si fermi.
Diagrammi ed esercizi che funzionano: dove metterli e cosa chiedere
Il diagramma va messo nel punto del bivio. Non troppo presto, non troppo tardi. In pratica, mostra 3-6 mosse di contesto, poi ferma e diagramma. Il lettore deve capire "come ci siamo arrivati", ma senza perdersi.
Negli esercizi, indica sempre lato al tratto e obiettivo. "Bianco muove e vince materiale", oppure "Nero muove e pattà con precisione". Le soluzioni commentate devono spiegare idee e alternative principali, non solo la linea vincente.
Progetta difficoltà crescente. Una scala dolce è più efficace di un salto. Se vuoi testare il livello, fai provare gli esercizi a due persone del pubblico target. Se sbagliano tutti, non è un fallimento, è un segnale di taratura.
Pubblicazione e qualità finale: dall'ultima bozza al libro in mano
Arrivare alla parola "fine" è metà del lavoro. L'altra metà è rendere il testo affidabile e comprabile.
Prima fai una revisione contenutistica (idee, esempi, ordine). Poi una revisione tecnica (notazione, diagrammi, rimandi). Infine una revisione linguistica (frasi, refusi). Se mescoli tutto insieme, non finisci più.
Per la parte pratica di stampa, file e distribuzione, una risorsa utile è la guida alla self-publishing di Lulu. Anche se scegli un'altra piattaforma, il flusso mentale resta simile: manoscritto pulito, impaginazione corretta, copertina chiara, metadati.
Un libro di scacchi può essere brillante, ma se contiene errori di notazione, il lettore smette di fidarsi.
Checklist anti-errori: notazione, nomi delle aperture, coerenza e refusi
Prima di pubblicare, fai almeno un passaggio "da arbitro". Una checklist corta batte una speranza lunga.
- Notazione algebrica: lettere, catture, scacchi, promozioni, tutto coerente.
- Lato al tratto: ogni esercizio e ogni diagramma devono dirlo chiaramente.
- Coordinate e case: a2, a7, e simili, senza confusioni tra "b" e "d".
- Nomi delle aperture: stessa grafia, stesso nome, niente alternanze casuali.
- Rimandi interni: "vedi Capitolo 6" deve esistere davvero.
- Diagrammi: posizione corretta rispetto alla mossa indicata.
- Refusi nei commenti: rileggi a voce alta le frasi più dense.
Se puoi, stampa 20 pagine. Il formato su carta mostra errori che su schermo non vedi.
Editore o self-publishing: come scegliere senza farsi illusioni
La scelta dipende da obiettivi e pazienza. Un editore può dare distribuzione e credibilità, ma richiede tempi lunghi e controllo condiviso. Il self-publishing offre velocità e margini più alti per copia, però ti mette in mano tutto, editing, grafica, marketing sobrio.
Ecco un confronto rapido:
| Aspetto | Editore | Self-publishing |
|---|---|---|
| Tempi | Più lunghi | Più rapidi |
| Controllo creativo | Medio | Alto |
| Distribuzione | Spesso migliore | Dipende da te |
| Costi iniziali | Di solito minori | Spesso a tuo carico |
| Percentuali | Più basse | Più alte |
Qualunque strada scegli, prepara un lancio minimo. Una pagina autore chiara, un estratto PDF con un capitolo, contatti con scuole e circoli negli USA, e 2-3 recensioni da istruttori o maestri del tuo pubblico. La copertina deve dire cosa prometti, senza frasi vaghe.
Conclusione
Scrivere un libro di scacchi che funziona richiede scelte nette: un focus vendibile, una struttura ripetibile, esempi che insegnano, e analisi rese umane. Poi servono stile pulito, diagrammi messi al momento giusto, e controlli finali per evitare refusi e notazione incoerente. In breve, la qualità nasce più dai tagli che dalle aggiunte.
Se vuoi partire oggi, fai tre mosse semplici: abbozza una scaletta di 10 capitoli, seleziona 20 posizioni davvero tipiche, e fai leggere una pagina a un giocatore del livello giusto. Poi ascolta dove si perde e riscrivi. È lì che nasce un libro con voce e chiarezza. Commenta con il tipo di libro che vuoi scrivere, manuale, partite, repertorio o esercizi, e con il lettore che hai in mente.




